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Cosa significa pignoramento dello stipendio

Quando un creditore deve agire per recuperare il proprio credito può fare ricorso, tra gli altri strumenti, al pignoramento presso terzi. In questo ambito si colloca il pignoramento dello stipendio.

Dal punto di vista del rapporto debito/credito ogni lavoratore dipendente può essere considerato creditore del proprio datore di lavoro. È creditore poiché vanta, nei confronti del datore di lavoro, un credito rappresentato dallo stipendio che gli deve essere pagato, da eventuali rimborsi spese, dal trattamento di fine rapporto e, in generale, da tutte quelle somme di denaro che spettano al dipendente in esecuzione del contratto di lavoro. Può dunque accadere che se il dipendente non ha pagato un debito, il suo creditore agisca per pignorare il suo stipendio che è, a tutti  gli effetti, un credito presso terzi, ossia un credito che il debitore (ossia il lavoratore) vanta nei confronti di un terzo (ossia il datore di lavoro). Ma cosa significa pignoramento dello stipendio? La prima cosa che ci si chiede di fronte a questo istituto giuridico è se il dipendente rischia di ritrovarsi senza stipendio. La risposta è no. Come vedremo, infatti, la quota di stipendio pignorabile è sempre e comunque parziale visto che lo stipendio serve al dipendente per vivere e non può dunque essere del tutto azzerato. Ma procediamo con ordine.

Che cos’è il pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio rappresenta uno dei mezzi che l’ordinamento giuridico mette a disposizione di ogni creditore che avvia un’azione per recuperare un proprio credito nei confronti del debitore.

Facciamo un esempio concreto. Tizio, dipendente della società Alfa, decide di comprare dei mobili nuovi e non avendo tutta la somma a disposizione, decide di prendere un finanziamento presso la finanziaria Beta. Nel corso del tempo, però, Tizio non riesce a far fronte a tutte le spese e comincia dunque a non pagare le rate relative alla restituzione del prestito. A questo punto, Beta, dopo aver provato bonariamente a recuperare il suo credito nei confronti di Tizio, è costretta ad attivarsi per il recupero forzato del credito e decide di pignorare una parte dello stipendio che Tizio riceve da Alfa.

È subito evidente che, nel pignoramento dello stipendio, si scontrano due esigenze parimenti legittime: da un lato il diritto del creditore a recuperare quanto gli spetta; dall’altro il diritto del lavoratore a ricevere lo stipendio, che in base ai principi costituzionali [1], deve garantire al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Proprio per la delicatezza di questo equilibrio, la legge prevede forti limiti al pignoramentodello stipendio, che tendono a permettere al debitore di continuare a condurre un’esistenza sostenibile.

Pignoramento: che cos’è?

Innanzitutto è bene chiarire che cos’è il pignoramento, seppure in modo generale. Quando un soggetto giuridico ha un credito verso un altro, nel nostro esempio la finanziaria Beta che deve recuperare i soldi dati in prestito a Tizio, può dare avvio a quella che viene detta procedura esecutiva, ossia, una procedura di legge volta al recupero del credito insoluto.

La procedura esecutiva inizia con una richiesta informale: Beta invia una raccomandata a Tizio con cui lo diffida a versare entro un certo termine il debito.

Se, come spesso accade, questo invito cortese non produce effetti, occorre passare alla procedura di legge. Il creditore notificherà dunque il titolo esecutivo (ossia il titolo da cui emerge il suo credito) al debitore insieme al precetto, ossia un atto di intimazione di pagamento formale.

Se il debitore non paga, il creditore può chiedere al giudice dell’esecuzione il pignoramento: in sostanza, gli ufficiali giudiziari pignorano un bene del debitore il quale verrà venduto e sul ricavato verrà soddisfatto il credito del dipendente.

Tra i vari beni pignorabili ci sono anche i soldi. Potrebbe ad esempio accadere che Tizio ha un libretto di risparmio postale. In questo caso, il bene pignorato potrebbe essere proprio il denaro contenuto nel libretto di risparmio postale.

Se non ci sono beni pignorabili facilmente, il pignoramento può essere fatto anche presso terzi. In questo caso, oggetto del pignoramento non è un bene di proprietà del debitore ma un credito che il debitore vanta nei confronti di un proprio debitore.

Come abbiamo detto, ogni dipendente è di fatto un creditore del datore di lavoro. Da ciò deriva il pignoramento dello stipendio: il creditore pignora il credito del lavoratore verso il suo datore di lavoro, ossia, la retribuzione.

Pignoramento dello stipendio: la procedura

Il pignoramento dello stipendio è, dunque, una particolare tipologia di pignoramento presso terzi in quanto ad essere pignorato è un credito che il debitore vanta nei confronti di un terzo, il suo datore di lavoro. Questo credito è, per l’appunto, lo stipendio.

Il pignoramento dello stipendio può avvenire in due diversi lassi temporali. Il creditore deve scegliere quale dei due utilizzare.

Il primo lasso di tempo in cui è pignorabile lo stipendio è il momento che precede l’accredito dello stipendio al lavoratore. In tale fattispecie, l’atto di pignoramento deve essere notificato al lavoratore-debitore ed al datore di lavoro-terzo prima dell’accredito stesso. In questo modo il datore di lavoro tratterrà la quota pignorata e verserà al lavoratore solo la quota di stipendio che deriva dall’avvenuta trattenuta effettuata a favore del creditore.

Il secondo lasso temporale è, al contrario, il momento successivo all’avvenuto pagamentodella retribuzione sul conto corrente. In tal caso, l’atto di pignoramento deve essere notificato non solo al lavoratore ed all’azienda ma anche alla banca presso cui è presente il conto corrente del lavoratore.

Pignoramento dello stipendio: le fasi principali

Come abbiamo visto, quando non c’è altro da fare, il creditore avvia la procedura esecutiva chiedendo al giudice dell’esecuzione il pignoramento. A questo punto l’atto di pignoramento viene consegnato all’ufficiale giudiziario che lo notificherà al debitore e al datore di lavorooppure alla banca in base al momento in cui si colloca il pignoramento, come evidenziato sopra.

Ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento, il datore di lavoro deve trattenere la quota autorizzata dal giudice nella busta paga.

Inoltre, il datore di lavoro, in qualità di debitore del dipendente, è chiamato a rendere una dichiarazione (per iscritto) con cui comunica l’ammontare del credito vantato dal lavoratore nei suoi confronti. Questa dichiarazione deve essere inoltrata, entro 10 giorni.

Questa dichiarazione è necessaria affinché il giudice dell’esecuzione, all’udienza fissata, assegni le somme al creditore. Se il datore di lavoro non risponde dovrà quindi comparire all’udienza e rendere a voce la dichiarazione richiesta.

Un iter analogo deve essere seguito quando il pignoramento non avviene presso il datore di lavoro bensì presso la banca.

Pignoramento dello stipendio: ammontare e limiti

Come abbiamo detto in premessa, la retribuzione serve al dipendente per vivere e per far vivere la propria famiglia. Questo aspetto sociale dello stipendio giustifica i limiti che vengono previsti alla pignorabilità dello stipendio.

In particolare, lo stipendio può essere oggetto di pignoramento fino ad una quota massima pari ad un quinto. Per questo si parla spesso di pignoramento del quinto dello stipendio.

Questa soglia non è pero rigida essendoci infatti numerose eccezioni.

Per quanto concerne il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro, si applica la regola che abbiamo visto e, quindi:

  • la quota di stipendio pignorabile è pari ad un massimo del 20% dello stipendio;
  • la quota pignorabile deve essere calcolata sulla retribuzione netta percepita dal dipendente, al netto delle trattenute di legge;
  • se lo stipendio è già parzialmente pignorato, i creditori che si sono inseriti successivamente devono aspettare la soddisfazione del primo creditore procedente prima di ricevere la devoluzione della trattenuta del quinto;
  • se i debiti sono stati generati da cause diverse la quota pignorabile può essere elevata fino al 50% (si tratta di casi limitati).

Pignoramento dello stipendio: casi particolari

Non tutti i crediti hanno le stesse regole nell’ambito del pignoramento dello stipendio. Infatti, alcuni creditori, vista la natura del credito vantato, hanno regole maggiormente favorevoli.

In particolare:

  • se il pignoramento dello stipendio avviene per soddisfare crediti alimentari, l’ordinamento prevede che la quota di stipendio pignorabile può essere elevata ad un terzo. I cosiddetti alimenti, però, non sono rappresentati da qualsiasi somma che l’ex deve al partner. Gli alimenti sono solo quegli importi dovuti ai familiari per la lorosopravvivenza;
  • se il pignoramento dello stipendio avviene per soddisfare crediti fiscali (tasse ed imposte dovute allo Stato o ad altri enti pubblici) la quota di stipendio pignorabile è pari ad un quinto, tuttavia qualora il debito fa parte di una cartella esattoriale già notificata dall’agente per la riscossione, intervengono limiti più stringenti che riducono la quota pignorabile di stipendio ad un decimo (qualora lo stipendio non supera 2.500 euro), un settimo (qualora lo stipendio non supera i 5.000 euro), un quinto se lo stipendio supera i 5.000 euro.

Pignoramento dello stipendio presso la banca

Come abbiamo detto, può accadere che il pignoramento venga notificato direttamente alla banca, nei casi in cui il datore di lavoro ha già disposto il bonifico dello stipendio sul conto corrente del lavoratore.

In questo caso, occorre distinguere:

  • se lo stipendio è già stato depositato sul conto corrente al momento in cui la banca riceve la notifica dell’atto di pignoramento allora la quota di stipendio pignorabile sarà pari, al massimo, al triplo dell’assegno sociale (che nel 2018 era pari ad euro 453,00);
  • se lo stipendio viene accreditato in un momento successivo al pignoramento, sarà pignorabile lo stipendio secondo le regole ordinarie già esposte.

 

FONTE: https://bit.ly/2ZYI8tv

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