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Deduzione IRAP 2015: chiarimenti sui criteri di calcolo

Deduzione IRAP 2015: chiarimenti sui criteri di calcolo

Deduzione IRAP 2015: chiarimenti sui criteri di calcolo
La legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2014), entrata in vigore il 1° gennaio scorso, ha previsto un’agevolazione finalizzata a rendere più conveniente la stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Tra i contratti che consentono di godere dell’agevolazione, rientrano anche quelli a tempo determinato stipulati da produttori agricoli, costituiti anche in forma societaria ai sensi del D.Lgs. n. 99/2004, la cui durata sia almeno triennale e prevedano un numero di giornate di prestazione di lavoro di 150 giorni per ogni periodo di imposta.
Inoltre, non riguarda i nuovi contratti di lavoro stipulati a far data dal 2015, ma tutti i contratti che generano il costo del lavoro che da diritto alla deduzione, a prescindere dalla data di assunzione.
Questa è una delle differenze rispetto alla deduzione relativa alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 2014 si sensi della legge n. 147/2013 – legge di Stabilità 2014.

Un’altra differenza sta nell’esclusione degli enti non commerciali tra i soggetti passivi che possono fruire dell’agevolazione. Infatti, è previsto che spetta a favore dei soggetti che determinano il valore della produzione ai sensi degli articoli da 5 a 9 del D.Lgs. n. 446/1997 (gli enti citati sono regolati dall’art. 10).
Va ricordato che non si tratta di una detassazione secca del costo del lavoro relativo ai lavoratori dipendenti occupati a tempo indeterminato dal valore della produzione IRAP.
La misura incentivante, infatti, si colloca nell’ambito delle deduzioni dalla base imponibile previste dall’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997 che ha istituito e reca disposizioni in materia di IRAP.
Apparentemente ciò potrebbe far pensare ad effetti analoghi della misura incentivante, in quanto anche le deduzioni determinano il mancato assoggettamento all’imposta degli importi spettanti a titolo di deduzione, ma una volta scesi nei particolari e dunque nelle modalità concrete di calcolo delle somme spettanti e dunque scomputabili, emerge che in effetti le differenze ci sono.

Le regole sono fissate all’art. 1, commi da 20 a 25, della legge n. 190/2014.
In particolare, il comma 20 inserisce al citato art. 11 del decreto IRAP, il comma 4-octies che introduce una nuova deduzione con effetto dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014.
Fin qui nulla di nuovo come metodologia adottata dal nostro legislatore allorquando ha deciso di procedere a forme di sostegno analoghe.
Basti pensare da ultima alla deduzione fissa fino a 15mila euro nel caso di nuove assunzioni effettuate dal 2014 ad incremento della base occupazionale, prevista dalla citata legge n. 147/2013 – legge di Stabilità dello scorso anno.
Ma la novità sta nel particolare meccanismo previsto per la nuova deduzione introdotta: è previsto che vada calcolata in forma residuale attraverso la differenza tra costo complessivo per il personale a tempo indeterminato ed una serie di altre deduzioni già previste.

In particolare, occorre decurtare le seguenti somme:

  • contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro;
  • deduzioni spettanti in misura fissa, da rapportare alla durata del rapporto di lavoro e dell’orario di lavoro svolto (circolare Agenzia delle Entrate n. 26/E del 12 luglio 2006), di importo variabile a seconda del soggetto assunto e dell’area in cui lo stesso risulta impegnato. Le deduzioni partono da un minimo di 7.500 euro annui per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta, aumentato a 13.500 euro per i lavoratori di sesso femminile e per quelli di età inferiore ai 35 anni. Tali importi possono ulteriormente essere raddoppiati per la misura base ed aumentati a 21.000 euro per le donne e i giovani citati, impiegati nel periodo d’imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Tale maggior importo si applica nei limiti ed alla condizione previste dalla disciplina Comunitaria sugli aiuti minori “de minimis”;
  • deduzioni nella misura annua descritta al punto precedente, a favore di imprenditori agricoli, nonché per le società agricole di cui all’art. 2 del D.Lgs. n. 99/2004, la deduzione, per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato che abbiano una durata almeno triennale e comunque è necessario che i lavoratori agricoli interessati abbiano lavorato almeno 150 giornate nel periodo d’imposta interessato;
  • contributi assistenziali e previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, nonché ai lavoratori a tempo determinato alle dipendenze degli imprenditori agricoli nei limiti ed alle condizioni soggettive indicate al punto precedente;
  • spese relative agli apprendisti, ai disabili, nonché i costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo;
  • le indennità di trasferta previste contrattualmente, per la parte che non concorre a formare il reddito del dipendente, per le imprese autorizzate all’autotrasporto di merci;
  • deduzione fino a 15.000 euro annui per i datori di lavoro che incrementano il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato rispetto al numero dei lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d’imposta precedente.

Se da un lato non appare possibile scegliere quali deduzioni utilizzare, non sembrano esserci problemi sulla mancata opzione di scegliere l’incremento delle deduzioni fisse nel caso di lavoratori impiegati nel periodo d’imposta nelle regioni svantaggiate citate in precedenza.
Ciò può risultare utile per evitare che vengano utilizzate in parte le somme che concorrono a determinare l’importo massimo di incentivi fruibili secondo la regola “de minimis” (generalmente 200 mila euro nel triennio).
Va a tal fine ricordato che, secondo l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 38/2010), la scelta di aumentare l’importo delle deduzioni, determina che la somma da considerare ai fini della suddetta regola comunitaria sia l’intera imposta risparmiata e non solo parte derivante dall’incremento della deduzione.

FONTE: http://bit.ly/1yIctuy

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