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Mansioni dell’OSS: quando l’operatore socio sanitario si può astenere

Mansioni dell’OSS: quando l’operatore socio sanitario si può astenere

domanderisposte

Sono un OSS, operatore socio sanitario, che lavora in un ospedale pubblico: è nelle competenze di un OSS che lavora in Regione Emilia Romagna eseguire materialmente un clisma feet/effettuare la misurazione della glicemia? Posso rifiutarmi di eseguire il compito?

La difficoltà di individuazione delle specifiche mansioni eseguibili dagli operatori socio sanitari discende dall’assenza di un’elencazione dettagliata in apposito mansionario e dalla scelta del legislatore, nazionale e regionale, di delineare piuttosto un “profilo professionale” dell’OSS con indicazione generica delle competenze e conoscenze richieste.

 

Più precisamente, il profilo professionale dell’OSS è regolamentato, a livello nazionale, dall’Accordo Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 tra il Ministro della Sanità, il Ministro della Solidarietà Sociale, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Le singole Regioni hanno il potere di specificare le regole della formazione degli OSS, le competenze e conoscenze necessarie per il conseguimento della qualifica, le attività eseguibili nelle strutture ospedaliere ecc. Con particolare riguardo alla regione Emilia Romagna, segnalo che l’unico intervento in tal senso è quello avvenuto con la delibera n. 191/2009 recante “Disposizioni per la formazione dell’Operatore Socio Sanitario in attuazione della L.R. 12/2003 e approvazione dei relativi standard professionali e formativi”. L’Emilia Romagna, individua disposizioni specifiche per formazione dell’OSS che tengono conto sia dell’Accordo sopraccitato sia del proprio contesto normativo di riferimento. La delibera in questione, premessa la necessità di integrare quanto già stabilito a livello nazionale, precisa le competenze e gli standard professionali della qualifica di Operatore Socio Sanitario.

 

Innanzitutto, l’OSS viene definito come il soggetto in grado di svolgere attività di cura e di assistenza alle persone in condizione di disagio o di non autosufficienza sul piano fisico e/o psichico, al fine di soddisfarne i bisogni primari e favorirne il benessere e l’autonomia, nonché l’integrazione sociale. Il provvedimento in esame passa poi all’elencazione delle capacità inerenti ai singoli settori di competenza, come di seguito riportati:

 

– Promozione e benessere psicologico e relazionale della persona: a) stimolare le capacità espressive e psico-motorie dell’assistito attraverso attività ludico-ricreative e favorendo il mantenimento delle abilità residue; b) impostare l’adeguata relazione di aiuto, adottando comportamenti in sintonia con i bisogni psicologici e relazionali dell’assistito, compreso il sostegno affettivo ed emotivo; c) sostenere processi di socializzazione ed integrazione favorendo la partecipazione attiva ad iniziative in ambito residenziale e non; d) incoraggiare il mantenimento ed il recupero dei rapporto parentali ed amicali;

– Adattamento domestico/ambientale: a) rilevare esigenze di allestimento e di riordino degli ambienti di vita e cura dell’assistito, individuando soluzioni volte ad assicurarne l’adeguatezza, la funzionalità e la personalizzazione; b) applicare le procedure di sanificazione e disinfezione dell’ambiente di vita e di cura dell’utente; c) applicare protocolli e procedure per la disinfezione, sterilizzazione e decontaminazione degli strumentari e dei presidi sanitari; d) adottare comportamenti idonei alla prevenzione/ riduzione del rischio professionale, ambientale e degli utenti;

– Assistenza alla salute della persona: a) comprendere ed applicare le indicazioni definite dal personale preposto circa l’utilizzo di semplici apparecchi medicali e per l’aiuto all’assunzione dei farmaci; b) riconoscere i parametri vitali dell’assistito e percepirne le comuni alterazioni: pallore, sudorazione, ecc.; c) adottare le procedure ed i protocolli previsti per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico, sanitario e dei campioni per gli esami diagnostici; d) applicare, secondo i protocolli definiti, tecniche di esecuzione di semplici medicazioni od altre minime prestazioni di carattere sanitario;

– Cura bisogni primari della persona: a) supportare e agevolare l’utente nell’espletamento delle funzioni primarie, igiene personale, vestizione, mobilità e assunzione dei cibi, in relazione ai diversi gradi di inabilità e di non autosufficienza; b) applicare tecniche per la corretta mobilizzazione e per il mantenimento delle capacità motorie dell’utente nell’espletamento delle funzioni primarie; c) adottare misure e pratiche adeguate per l’assunzione di posture corrette e per la prevenzione di sindromi da immobilizzazione e da allettamento; d) riconoscere le specifiche dietoterapiche per la preparazione dei cibi.

 

Stando alle suddette specificazioni della regione Emilia Romagna, sembrerebbe che l’esecuzione del clisma fleet e la misurazione della glicemia possano rientrare nelle competenze dell’OSS solo in caso di indicazioni fornite dal personale preposto; difatti, entrambe le attività potrebbero essere ricondotte al punto 3), lett. a): “comprendere ed applicare le indicazioni definite dal personale preposto circa l’utilizzo di semplici apparecchi medicali e per l’aiuto all’assunzione dei farmaci”.

In tal senso, è esplicativo l’Accordo Stato Regioni n. 1604 del 2003 che elenca le principali attività dell’OSS con formazione complementare in assistenza sanitaria, cioè dell’OSS che ha acquisito, grazie ad un apposito corso, una formazione aggiuntiva definita “complementare” necessaria per coadiuvare l’infermiere o l’ostetrica.

 

“L’Operatore socio-sanitario, che ha seguito con profitto il modulo di formazione complementare in assistenza sanitaria, oltre a svolgere le competenze professionali del proprio profilo, coadiuva l’infermiere o l’ostetrica/o e, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione, è in grado di eseguire:

 

– la somministrazione, per via naturale, della terapia prescritta, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;

-la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;

-i bagni terapeutici, impacchi medicali e frizioni;

-la rilevazione e l’annotazione di alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura) del paziente;

-la raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico;

– le medicazioni semplici e bendaggi;

– i clisteri;

– la mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti per la prevenzione di decubiti e alterazioni cutanee;

– la respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno;

– la cura e il lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione;

– l’attuazione e il mantenimento dell’igiene della persona;

– la pulizia, disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature, delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici;

– la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti differenziati;

– il trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici;

– la somministrazione dei pasti e delle diete;

– la sorveglianza delle fleboclisi, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione”.

 

In realtà, il provvedimento in questione non fa che ripetere, in gran parte, una serie di mansioni che l’OSS potrebbe autonomamente eseguire senza necessità della formazione complementare. Vi sono però alcune mansioni aggiuntive (per esempio respirazione artificiale ed esecuzione dei clisteri) che, essendo più complesse, presuppongono le direttive o la supervisione dell’infermiere o dell’ostetrica.

 

Dunque, dato che la regione Emilia Romagna non ha fornito chiarimenti molto specifici in merito alle attività materialmente eseguibili dagli OSS, e vista la normativa generale applicabile a livello nazionale, deve ritenersi che le operazioni da Lei indicate (clisma fleet e misurazione glicemia) possano essere legittimamente richieste (da medico/infermiere/ostetrica) all’OSS solo quando questi abbia acquisito le competenze idonee. In altri termini, Lei può essere chiamata a svolgere le mansioni in questione, solo se effettivamente le ha apprese durante il corso di formazione e quindi esse rientrino nella qualifica acquisita o se comunque il soggetto preposto (per esempio infermiere) abbia chiesto di svolgerle sotto supervisione.

 

Quando, al contrario, Lei non abbia le competenze/conoscenze idonee e sia lasciata in completa autonomia di azione, trattandosi di attività più “invasive” rispetto alla semplice assistenza socio sanitaria, potrà legittimamente esprimere il Suo rifiuto di esecuzione.

 

Il mio consiglio è comunque quello di accertare, presso la struttura sanitaria ove presta servizio, quali sono le mansioni eseguibili in autonomia dagli OSS e quali quelle che invece necessitano delle direttive/sorveglianza dei soggetti preposti. Solo in tal modo Lei potrà avere la certezza in merito alle possibilità e conseguenze di un eventuale rifiuto di svolgimento.

 

In ogni caso, secondo il parere di chi scrive, dall’elencazione generica fornita dalla Regione nella delibera del 2009, si desume un’attività tipica dell’OSS avente natura assistenziale nei confronti del paziente; essa, al di là delle operazioni sanitarie più essenziali (per es. misurazione parametri vitali), sembrerebbe escludere l’autonomia di azione per operazioni più complesse (come misurazione di glicemia o esecuzione clisteri) per le quali è necessaria la “collaborazione” con l’infermiere o l’ostetrica.

 

http://bit.ly/1PFbqCx

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