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Libro Unico del Lavoro e indennità di malattia: istruzioni operative

Libro Unico del Lavoro e indennità di malattia: istruzioni operative

La malattia è sicuramente una delle fattispecie che presenta maggiori problematicità sotto il profilo operativo, non soltanto per la necessità di eseguire calcoli talvolta complessi, ma anche per il ricorrere di fattispecie concrete atipiche che vanno gestite con attenzione al fine di pervenire ad una corretta gestione del rapporto di lavoro

Tra le novità introdotte dal Decreto semplificazioni, entrato in vigore il 24 settembre 2015, è previsto che la tenuta, l’aggiornamento e la conservazione dei dati contenuti nel Libro Unico del Lavoro avvenga in modalità telematica direttamente presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Il testo normativo rinvia ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro i prossimi sei mesi, che individui modalità tecniche e organizzative per l’interoperabilità.
Il ricorrere, nel mese da retribuire, di eventi che interrompono l’ordinaria prestazione lavorativa comporta la necessità di una accurata riflessione sulle cause dell’evento stesso al fine di gestire nel modo corretto la relativa procedura di compilazione del Libro Unico del Lavoro. Si tratta di eventi che influiscono:

  • sulla compilazione della sezione presenze, in quanto ogni assenza va indicata attraverso un codice che in legenda specifichi dettagliatamente quale sia la relativa causale;
  • sulla compilazione della sezione retributiva, nella quale andranno esposte separatamente le componenti della retribuzione eventualmente erogate dal datore di lavoro o anticipate dallo stesso per conto dell’INPS;
  • sulla compilazione della denuncia contributiva Uniemens, laddove nella stessa il datore di lavoro esporrà l’importo dell’indennità erogata al lavoratore e procederà al recupero a conguaglio di quanto anticipato.

L’indennità di malattia
L’indennità di malattia è generalmente corrisposta dal datore di lavoro (salvo i casi previsti dalla legge di erogazione diretta da parte dell’INPS) all’atto della corresponsione della retribuzione per il periodo di paga nel corso del quale è intervenuto l’evento.
Il datore di lavoro deve poi comunicare nella denuncia contributiva i dati relativi alle prestazioni di malattia erogate nei periodi di paga scaduti nel mese al quale si riferisce la denuncia stessa, ponendo a conguaglio l’importo complessivo di dette prestazioni con i contributi dovuti all’INPS.
In presenza della, ormai frequente, clausola contrattuale che preveda l’obbligo per l’azienda di integrare l’indennità a carico dell’INPS fino a concorrenza di una determinata percentuale della normale retribuzione, è necessario determinare l’entità del trattamento complessivo garantito dal contratto collettivo al lavoratore e l’ammontare complessivo dell’indennità di malattia posta a carico dell’INPS; l’azienda sarà quindi tenuta a corrispondere a proprio carico al lavoratore l’eventuale differenza fra i due importi.

Come si calcola
L’indennità giornaliera di malattia erogata dall’INPS è pari ad una quota percentuale della retribuzione media globale giornaliera (RMG) moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili comprese nel periodo di malattia, come indicato dalla seguente formula: % (RMG x n. giornate indennizzabili.
La retribuzione media globale giornaliera, utile alla determinazione della retribuzione media globale giornaliera ai fini dell’erogazione dell’indennità di malattia, è sostituita dagli emolumenti assoggettabili a contribuzione previdenziale, ivi inclusi:

  • i ratei di tredicesima delle mensilità aggiuntive, corrisposti interamente dal datore di lavoro anche in caso di attività lavorativa prestata in misura ridotta nel corso dell’anno a causa di malattia;
  • l’indennità sostitutiva delle ferie;
  • gli emolumenti aggiuntivi alla normale retribuzione relativamente alle giornate ex festive soppresse, nel caso in cui tali emolumenti vengano comunque pagati per intero dal datore di lavoro senza subire decurtazioni in dipendenza di eventi di malattia intervenuti nel corso dell’anno;
  • gli importi delle erogazioni previste da contratti collettivi di secondo livello, correlate ad incrementi di produttività, qualità ed elementi di competitività, non assoggettabili a contribuzione.

Nei casi di retribuzioni effettive inferiori ai minimali di retribuzione, il trattamento economico di malattia va commisurato alla paga effettiva percepita dal lavoratore, essendo i minimali previsti ai soli fini contributivi.
Tuttavia, se il datore di lavoro erogasse l’intera differenza percentuale tra la normale retribuzione lorda mensile (o la quota prevista dal c.c.n.l.) e l’indennità a carico dell’INPS, il lavoratore assente per malattia avrebbe un vantaggio retributivo rispetto al lavoratore in servizio. Infatti, poiché l’indennità corrisposta dall’INPS non è soggetta a contributi, il suo importo sommato all’integrazione a carico del datore di lavoro determinerebbe una retribuzione netta superiore a quella normale.

Come funziona il sistema della lordizzazione
Per evitare questa anomalia si utilizza il c.d. sistema della lordizzazione, in base al quale l’integrazione è determinata sottraendo dall’importo lordo che il datore deve garantire l’indennità di malattia a carico dell’INPS integrata dei contributi, ossia lordizzata dei contributi, secondo la seguente formula: 100 / 100 – percentuale dei contributi a carico del dipendente.

Esempio di calcolo
Aliquota a carico del dipendente = 9,19%
coefficiente di lordizzazione: 100 : (100 – 9,19) = 1,1012003
Valore lordizzato = coefficiente di lordizzazione x importo dell’indennità INPS
Quota a carico del datore di lavoro = VALORE LORDIZZATO – retribuzione spettante al dipendente.

Categorie di lavoratori esclusi dalla prestazione dell’indennità di malattia
Dirigenti
Impiegati del settore industria e trasporto pubblico, di partiti politici e associazioni sindacali
Portieri
Viaggiatori e piazzisti
Lavoratori domestici
Lavoratori in mobilità, cig o cigs a zero ore, o impegnati in LSU

CASI PARTICOLARI

Malattia insorta in periodo di ferie
Le ferie possono essere sospese in caso di malattia, con le modalità e le forme stabilite dalla contrattazione collettiva, qualora lo stato di malattia sia ostativo al reintegro delle energie psicofisiche nel periodo destinato al riposo. Il lavoratore è tenuto in ogni caso a comunicare tempestivamente all’azienda lo stato morboso sopravvenuto durante le ferie, inoltrando il certificato medico e segnalando il domicilio feriale: ciò al fine di permettere al datore di lavoro di controllare, nelle forme di legge, la malattia e l’eventuale incompatibilità della stessa con le ferie e la loro funzione. Nel caso in cui si sottragga dolosamente o colposamente al controllo medico, gli è preclusa la possibilità di considerare la malattia come legittima causa sospensiva delle sue ferie.

Pronto soccorso
La certificazione delle prestazioni di pronto soccorso, in quanto non equiparabile al ricovero, deve essere inviata entro 2 giorni dal rilascio. Il certificato rilasciato dal pronto soccorso è idoneo a legittimare l’assenza ove non si limiti a indicare la patologia ma precisi anche lo stato di incapacità lavorativa; in caso contrario, il certificato non sarà automaticamente respinto ma sottoposto alla valutazione del centro medico legale dell’INPS.

Ricovero ospedaliero
La certificazione rilasciata dall’ospedale è valida se redatta su carta intestata e riporti le generalità e il recapito del lavoratore, la data, la firma leggibile del medico e la diagnosi.
In caso di convalescenza, la certificazione che contenga prognosi successive al ricovero giustifica l’assenza solo se fa esplicito riferimento a uno stato di incapacità lavorativa. Il termine per la spedizione è 2 giorni dal rilascio.
L’invio tardivo del certificato è giustificato finché permane il ricovero e comunque non oltre il termine annuale di prescrizione.

Dimissioni ospedaliere protette
Si tratta di quelle situazioni che, a fronte di ricoveri che richiederebbero lunghe degenze ai soli fini di eseguire un monitoraggio clinico o esami strumentali complessi, prevedono la temporanea sospensione della degenza e il rientro in ospedale del lavoratore solo nelle giornate programmate. In questo caso i periodi intermedi non sono equiparabili a ricovero ove non sia espressamente certificata, dalla struttura ospedaliera o dal medico curante, l’incapacità al lavoro causata dalla patologia in atto. La certificazione deve essere inviata a cura del lavoratore entro 2 giorni dal rilascio. In caso di rientro nella struttura ospedaliera, al termine del periodo di dimissione protetta o anche durante lo stesso, l’evento potrà comunque essere indennizzato, se ne ricorrono i presupposti quale ricaduta, ovvero se l’evento è intervenuto entro 30 giorni dal precedente.

Day hospital
Le giornate in cui si effettua la prestazione in regime di day hospital sono equiparate al ricovero, per cui, a prescindere dalla durata della permanenza nel luogo di cura, l’incapacità al lavoro è senz’altro riconoscibile anche se limitatamente al solo giorno di effettuazione della prestazione riportato nella certificazione medica. Ai fini dell’indennizzabilità di ulteriori giorni successivi al ricovero in day hospital, il lavoratore dovrà produrre altro certificato medico di continuazione, compilato in ogni sua parte.

Certificato di malattia in Paesi extra UE
Se la malattia si verifica durante il temporaneo soggiorno in un Paese non appartenente all’Unione Europea o che non abbia stipulato alcuna convenzione o accordo specifico in materia, la corresponsione dell’indennità di malattia avviene solo dopo la presentazione all’INPS della certificazione originale convalidata a cura della locale rappresentanza diplomatica o consolare italiana ovvero, in sostituzione di questa, di altra certificazione redatta direttamente in lingua italiana.

Lavoratori occupati in Paesi appartenenti all’Unione Europea o in Paesi convenzionati con l’Italia
I lavoratori comunitari, cittadini degli altri Stati membri dell’Ue, equiparati ai lavoratori nazionali possono presentare entro 3 giorni dall’inizio dell’inabilità, idonea certificazione di malattia all’Istituzione estera, che provvederà direttamente a trasmettere all’INPS la documentazione medica acquisita, compresi gli esiti dei controlli eventualmente effettuati. L’onere della traduzione del certificato grava sulla sede INPS che riceve la certificazione medica in lingua originaria. Ferma restando la suddetta procedura di invio, qualora il lavoratore sia occupato in Paesi convenzionati o che hanno stipulato un accordo bilaterale con l’Italia, il certificato rilasciato dal medico o dalla struttura sanitaria straniera è in tutto e per tutto equiparato a quello nazionale e deve essere inviato senza necessità di traduzioni o legalizzazioni particolari, a condizione che tale obbligo sia espressamente escluso dalla convenzione o accordo bilaterale.

Lavoratori occupati all’estero in Paesi non convenzionati con l’Italia
Il lavoratore occupato in Paesi extracomunitari con i quali non vigono accordi di sicurezza sociale, che si ammala durante lo svolgimento di lavoro all’estero, deve trasmettere il certificato, entro 5 giorni dal rilascio, al proprio datore di lavoro; il certificato di diagnosi deve essere inviato alla rappresentanza diplomatica o consolare presente nel territorio estero, la quale provvede ad apporre un timbro al suo arrivo e ad inviare a favore dell’INPS in Italia dopo aver provveduto alla sua traduzione in lingua italiana e alla sua “legalizzazione”.

FONTE: bit.ly/1kOa9hv

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