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Congedo parentale o voucher baby sitting: quale scelta più conveniente dopo la maternità?

Congedo parentale o voucher baby sitting: quale scelta più conveniente dopo la maternità?

Congedo parentale o voucher baby sitting: quale scelta più conveniente dopo la maternità?

Estesa dalla legge di Stabilità 2016, in via sperimentale anche per quest’anno, la possibilità per le lavoratrici madri di optare, in luogo della fruizione del congedo parentale, per un contributo a copertura dei costi dei servizi di baby sitting o per la frequenza di un asilo nido convenzionato

Le lavoratrici madri, dipendenti sia di datori di lavoro privato che di pubbliche amministrazioni, possono chiedere, al termine del periodo di congedo di maternità pari a 5 mesi nei quali l’astensione è obbligatoria, un contributo mensile di 600 euro utilizzabile per 6 mesi nell’arco degli 11 mesi successivi:

  • per il pagamento di servizi di baby sitting;
  • per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi dei servizi per l’infanzia (asili nido) o dei servizi privati accreditati.

Si tratta di misure che sono state introdotte in via sperimentale, già a decorrere dal 2013, con la dichiarata finalità di “promuovere una cultura di maggiore condivisione dei compiti genitoriali e favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
Operando questa scelta la lavoratrice madre rinuncia di fatto al congedo parentale: la richiesta tuttavia può essere presentata anche dalla lavoratrice che abbia già usufruito in parte del congedo parentale; analogamente sarà possibile interrompere l’erogazione del contributo e tornare a fruire del congedo.
Il raddoppio dell’importo massimo disponibile ha indubbiamente reso questa opzione molto più interessante se posta a confronto con l’indennità corrisposta dall’INPS in caso di opzione per il congedo parentale.
La possibilità di optare per il contributo economico è estesa anche alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata INPS (professioniste senza cassa, lavoratrici con contratto di collaborazione).
Da quest’anno, inoltre, il beneficio in esame è stato esteso, ad opera della legge di Stabilità 2016, anche alle lavoratrici autonome e imprenditrici, con i requisiti e secondo le modalità che saranno dettate da un apposito decreto attuativo.

Voucher servizi di baby sitting e servizi per l’infanzia
Il beneficio consiste in un contributo, pari ad un importo massimo di 600 euro mensili, che viene erogato per un periodo complessivo non superiore a sei mesi.

Le lavoratrici part-time usufruiscono dei benefici in misura riproporzionata in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa.

Le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata dell’INPS possono fruire dei benefici fino a un massimo di tre mesi.

E’ possibile, ricorrendone i requisiti e le condizioni di spettanza, accedere al beneficio, anche per più figli, dietro presentazione di separate istanze per ciascuno di essi.

Il contributo viene erogato:

  • per il servizio di baby sitting attraverso il sistema dei buoni lavoro;
  • nel caso di fruizione della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, attraverso il pagamento diretto alla struttura prescelta, fino a concorrenza del predetto importo massimo di 600 euro mensili, dietro esibizione da parte della struttura della richiesta di pagamento corredata della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio.

Per accedere al beneficio, la madre lavoratrice presenta domanda tramite i canali telematici dell’INPS, indicando l’opzione prescelta e per quante mensilità intende usufruire del beneficio in alternativa al congedo parentale con conseguente riduzione dello stesso.

Congedo parentale
Trascorso il periodo di astensione obbligatoria, ciascun genitore lavoratore dipendente ha diritto al congedo parentale, ovvero ad astenersi dalla prestazione lavorativa, nel corso dei primi 8 anni di età del bambino, per un periodo complessivo di 10 mesi, da ripartire tra padre e madre, articolabili come segue:

  • solo la madre: al massimo 6 mesi;
  • solo il padre: al massimo 6 mesi elevabili a 7 nel caso in cui si astenga per un periodo continuativo non inferiore a 3 mesi;
  • complessivamente tra padre e madre: 10 mesi, elevabili a 11 se il padre si astiene per un periodo continuativo non inferiore a 3 mesi.

A fronte della fruizione del congedo, l’INPS corrisponde al lavoratore una indennità pari al 30% della retribuzione media globale giornaliera percepita nel mese o periodo lavorato precedente l’inizio del congedo parentale:

  • per i periodi fruiti entro il sesto anno di vita del bambino;
  • fino al dodicesimo anno di vita del bambino, se il reddito individuale dell’interessato è inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’AGO.

Dal 25 giugno 2015 il congedo parentale è fruibile anche a ore, senza che tale scelta influisca sulla durata complessiva del congedo parentale, esteso fino ai 12 anni del bambino ed indennizzabile fino ai 6, non più 3. I dipendenti possono fruire del congedo parentale su base giornaliera, mensile o oraria, anche alternando le diverse modalità.

Misure a confronto
Trattandosi di una scelta opzionale demandata alla volontà della lavoratrice, diventa importante comprendere quale sia la scelta più conveniente, almeno sotto il profilo strettamente economico, fermo restando che sulla decisione della lavoratrice influiscono indubbiamente altri fattori molto più personali anche legati alle condizioni familiari e ad esigenze personali.

Esempio di calcolo
OPZIONE 1. Congedo parentale
Periodo di congedo parentale richiesto: 6 mesi
Retribuzione media globale giornaliera: 1.100
Indennità mensile: € 330
Indennità intero periodo = € 1.980
OPZIONE 2. Contributo economico
Importo mensile voucher spettanti: € 600

Partendo dai calcoli suesposti, al di là della oggettiva superiorità dell’importo erogabile a titolo di tributo economico rispetto a quello legato alla corresponsione dell’indennità di congedo parentale, va considerato che il contributo economico in buona sostanza si aggiunge allo stipendio percepito dalla lavoratrice che rientra al lavoro subito dopo la fine del periodo di astensione obbligatoria. E’ evidente inoltre che la forbice tra l’indennità e il contributo si assottiglia all’aumentare del reddito di riferimento da prendere a base di calcolo per la retribuzione media di riferimento.

Tuttavia va preliminarmente osservato che il congedo parentale è fruibile all’interno di un arco temporale molto più lungo rispetto al contributo economico, che esaurisce la sua efficacia nel primo anno di vita del bambino. Anche i tempi di fruizione sono diversi: il congedo parentale può arrivare ad un massimo di 11 mesi, tra madre e padre, mentre il contributo economico si ferma ad un massimo di 6 mesi.

Tabella di raffronto
Voucher Congedo parentale
Importo mensile Max € 600 30% retribuzione media globale giornaliera
Durata 6 mesi Fino a 11 mesi per entrambi i genitori
Periodo ammesso Entro 11 mesi del bimbo dal termine del congedo obbligatorio Entro 12 anni di età del bimbo
Lavoratrici ammesse Dipendenti, parasubordinate e autonome Dipendenti
Arco temporale 2016 Strutturale

FONTE: http://bit.ly/1mECZSp

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