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Insinuazione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento: si applica la sospensione feriale

Insinuazione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento: si applica la sospensione feriale?

Insinuazione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento: si applica la sospensione feriale?

La prima sezione della Corte di Cassazione ha chiesto un nuovo intervento delle Sezioni Unite sull’applicabilità della sospensione feriale dei termini processuali ai giudizi aventi ad oggetto l’insinuazione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento

La prima sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria n. 8792 del 4 maggio 2016, ha chiesto un nuovo intervento delle Sezioni Unite sull’applicabilità della sospensione feriale dei termini processuali ai giudizi aventi ad oggetto l’insinuazione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Palermo ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due lavoratori contro la decisione di primo grado che aveva respinto l’opposizione ex art. 98 l. fall. da essi proposta per ottenere l’ammissione allo stato passivo del Fallimento della società dei crediti rispettivamente insinuati, aventi titolo nel rapporto di lavoro intrattenuto con la società poi fallita.

In particolare, la Corte del merito ha rilevato che l’appello, proposto dai lavoratori, era tardivo, non operando in materia di lavoro la sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale.

Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i due lavoratori, deducendo che la Corte territoriale avrebbe fatto errata applicazione dei principi giurisprudenziali enunciati in materia dalla Cassazione, atteso che il giudizio di primo grado si era svolto secondo il rito ordinario e che pertanto, in virtù del principio dell’affidamento, anche l’appello doveva ritenersi soggetto a tale rito.

L’ORDINANZA INTERLOCUTORIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha ritenuto di dover rimettere alle Sezioni Unite la questione dell’assoggettabilità o meno al regime della sospensione feriale dei termini processuali dei giudizi aventi ad oggetto l’insinuazione allo stato passivo del fallimento di crediti nascenti dal rapporto di lavoro.

La prima sezione civile ha dato atto del principio già espresso dalle Sezioni Unite con sentenza n. 54665/09 (poi uniformemente applicato nei giudizi successivi), secondo cui la natura sostanziale di causa di lavoro, prevarrebbe sulla forma del processo, con la conseguente inapplicabilità della sospensione feriale nei giudizi in cui sono in discussione crediti di lavoro, onde assicurarne un rapido soddisfacimento.

L’ordinanza dissente: «Queste esigenze non ricorrono però in un procedimento avente ad oggetto l’ammissione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento, atteso che, quali che siano i suoi tempi di definizione, all’accoglimento della domanda, che è di mero accertamento, consegue il diritto del lavoratore a partecipare al concorso e non già ad ottenere l’immediato pagamento del credito ammesso: il credito verrà soddisfatto, al pari di ogni altro creditore insinuato, solo nel caso, e nei limiti, in cui vi sia capienza nell’attivo e solo all’esito della formazione e dell’approvazione di eventuali piani di riparto parziali o di quello finale».

La Corte coglie le paradossali conseguenze della mancata applicazione della sospensione feriale, che «non comporta alcun vantaggio per il lavoratore, ma, al contrario lo sfavorisce rispetto a tutti gli altri creditori, precludendogli di usufruire di un maggior termine per impugnare il provvedimento di esclusione dallo stato passivo pur in difetto di quelle esigenze di speditezza che giustificano l’inapplicabilità della sospensione feriale nelle ordinarie controversie di lavoro».

Non senza implicita ironia si evidenzia che il processo che si vorrebbe informare a maggiore rapidità, sebbene vertente in tema di crediti di lavoro, è tuttavia scandito da forme e tempi «certamente non ispirati al principio di concentrazione» e «oltre a creare una ingiustificata disparità di trattamento fra i titolari di tali crediti e gli altri creditori, ha di fatto onerato il solo lavoratore al rispetto di esigenze di speditezza non individuate dal legislatore e non avvertite dai giudici (…)».

Ora il primo passo spetterà al Primo presidente della Corte di Cassazione, che dovrà valutare l’opportunità di rimettere (nuovamente) la questione alle Sezione Unite.

Corte di Cassazione – Ordinanza Interlocutoria N. 8792/2016

FONTE: http://bit.ly/1Ya1EeU
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