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È possibile più di un pignoramento sullo stipendio?

Il pignoramento dello stipendio, ad opera dello stesso creditore, non può superare un quinto delle somme; se concorrono più creditori, per cause diverse, il pignoramento può arrivare a massimo metà dello stipendio.

Che succede se più creditori tentano di pignorare la busta paga del debitore? È possibile più di un pignoramento sullo stesso stipendio e, nel caso in cui ciò sia legale, qual è il limite massimo di somma che può essere prelevata? La risposta – che di questi tempi cruccia non pochi lavoratori dipendenti – viene spesso ignorata e, anzi, la scarsa conoscenza della legge dà luogo a ricorrenti equivoci e agevola la commissione di errori. Errori come quello di sottoscrivere una cessione del quinto dello stipendio a società private (come finanziarie) solo nella speranza che questo possa ostacolare i creditori dal pignorare il residuo del salario, cosa per niente vera: la cessione del quinto è, infatti, una scelta volontaria che non pregiudica la possibilità di un successivo pignoramento del quinto, «quinto» peraltro calcolato sulla base dell’intera busta paga e non del residuo al netto della cessione.

Ma procediamo con ordine e verifichiamo se e quando è possibile più di un pignoramento dello stipendio.

A quanto arriva il pignoramento dello stipendio?

Su questo fronte si scontrano due esigenze: da un lato quella del creditore di veder soddisfatte le proprie ragioni; dall’altro quella del debitore e della sua famiglia di avere un’esistenza libera e dignitosa, come del resto la nostra Costituzione garantisce. Per questo la legge [1] ha stabilito che il pignoramento dello stipendio non può avvenire mai per misure superiori a un quinto (salvo le opportune eccezioni che a breve vedremo). Ad esempio, su uno stipendio di mille euro, il pignoramento massimo è di 200 euro.

Il minimo di sopravvivenza

A differenza, però, di quanto avviene con la pensione, per lo stipendio non esiste un minimo vitale impignorabile e, pertanto, il quinto pignorabile viene calcolato sull’intera busta paga. Non viene cioè stabilita una soglia minima di sopravvivenza (che, invece, per i pensionati ammonta attualmente a 516,46 euro). È quanto chiarito qualche mese fa dalla Corte Costituzionale.

Pertanto il pignoramento di un quinto dello stipendio è possibile anche se la busta paga ammonta a poche centinaia di euro. Per pura ipotesi, il pignoramento si potrebbe avere anche su uno stipendio di 100 euro ed ammonterebbe a 20 euro al mese.

Se ci sono più creditori: possibile il secondo pignoramento dello stipendio?

Diverso è il discorso nel caso in cui il lavoratore abbia più debiti con soggetti differenti e questi vogliano pignorare il medesimo stipendio.

In questo caso la regola è la seguente:

  • se le cause del debito sono diverse, sono possibili ulteriori pignoramenti dello stipendio oltre al primo, a condizione però che, all’esito dei successivi pignoramenti, lo stipendio non scenda al di sotto della metà. In altre parole, il 50% dello stipendio, anche in presenza di più creditori, è sempre garantito;
  • se invece le cause del debito sono le stesse, non possono essere autorizzati più pignoramenti contemporaneamente. Si avrà, allora, la regola del cosiddetto «accodo»: in pratica, il giudice autorizza il successivo pignoramento, ma il secondo creditore potrà iniziare a soddisfarsi (prelevando il famoso “quinto” della busta paga) solo quando il creditore precedente sia stato pagato integralmente.

La «causa» è il motivo per cui il debitore ha contratto un debito. Ad esempio, se una persona ha un debito perché non ha pagato gli alimenti alla ex moglie e un ulteriore debito perché non ha pagato gli alimenti al figlio naturale, avrà due debiti, chiamati “debiti alimentari”, che derivano dallo stesso motivo (o causa): non aver pagato gli alimenti. Invece, nell’ipotesi in cui un soggetto ha sia un debito con l’ex moglie per non aver versato il mantenimento, sia uno con l’erario per non aver pagato le tasse, saremo in presenza di due cause diverse: una di natura alimentare, l’altra tributaria; pertanto, in tale ipotesi, c’è la possibilità dei due pignoramenti contemporaneamente, ma non oltre la metà del suo importo (ad esempio, su uno stipendio netto di 1.000 euro i creditori potranno pignorare fino a un massimo di 500 euro).

La cessione volontaria del quinto dello stipendio

In apertura di questo articolo abbiamo fatto cenno alla possibilità di una cessione volontaria del quinto dello stipendio. La cessione volontaria del quinto consiste in una particolare forma di prestito personale, la cui restituzione avviene mediante l’addebito diretto della quota sullo stipendio o sulla pensione. Il Codice di procedura civile prevede [1] invece il limite del quinto relativamente ai pignoramenti subiti dal debitore sulla propria retribuzione a causa di debiti non saldati. Premesso che il medesimo articolo eleva il suddetto limite alla metà qualora concorrano più pignoramenti per cause diverse – ad esempio finanziamento e alimenti –, la giurisprudenza concorda nel consentire successivi pignoramenti in presenza di cessione del quinto: in tale caso, il limite di legge sarà calcolato sulla differenza tra la metà dello stipendio e la quota già ceduta.

note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.

FONTE: http://bit.ly/2rYoyvp

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