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Lavoro: le nuove regole in tema di mansioni

Lavoro: le nuove regole in tema di mansioni

lavoro

 

Al momento dell’assunzione al lavoratore viene assegnata una categoria (operaio, impiegato, quadro) ed un livello (1, 2, 3, ecc..), ai quali corrisponde l’assegnazione di una precisa mansione. Questo si chiama inquadramento del lavoratore e viene indicato, oltre che nel contratto di assunzione, anche nelle buste paga rilasciate dal datore.

Fino a qualche mese fa, regola generale e importantissima in tema di mansioni era quella per cui il lavoratore doveva essere adibito alle mansioni per cui era stato assunto, o comunque a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte.

Il datore poteva assegnargli, nel corso del rapporto, mansioni superiori, tenendo presente però che, dopo tre mesi di svolgimento esclusivo o prevalente di tali diversi incarichi il lavoratore avrebbe avuto diritto ad essere inquadrato nel corrispondente superiore livello ed a prendere la corrispondente superiore retribuzione.

Assolutamente vietato era invece il demansionamento, ossia l’attribuzione di mansioni che rientravano in un livello inferiore rispetto a quello assegnato al dipendente.

Il demansionamento era consentito solo in quattro specifici casi previsti dalla legge, previo consenso del lavoratore, senza alcuna diminuzione della retribuzione ed al solo fine di salvaguardare la salute del lavoratore e/o il posto di lavoro:

– in caso di inidoneità alla mansione per infortunio sul lavoro

– inidoneità alla mansione per sopravvenuta malattia

gravidanza (prima del periodo di astensione obbligatoria)

accordi sindacali volti ad evitare il licenziamento in caso di crisi o successione d’azienda

Dal mese di giugno, la norma del Codice civile che disciplina le mansioni [1] è stata profondamente modificata.

Vediamo quali sono le novità più importanti.

ASSEGNAZIONE DELLE MANSIONI

Oggi è consentito al datore di adibire il lavoratore a mansioni non più equivalenti, ma semplicemente riconducibili al livello ed alla categoria delle ultime effettivamente svolte.

In altre parole, il lavoratore può essere adibito anche a mansioni diverse da quelle per le quali è stato assunto, purché rientranti nella categoria di inquadramento.

In precedenza si consentiva quindi al lavoratore di sfruttare ed aumentare il proprio bagaglio professionale, ora non viene più tutelata la professionalità specifica del lavoratore, ma si vuole semplicemente rendere più semplice la gestione aziendale.

I contratti collettivi che disciplinano le diverse professioni dovranno indicare quali sono le mansioni che, a titolo di esempio, possono rientrare nel diversi livelli di inquadramento.

MANSIONI INFERIORI O DEMANSIONAMENTO

La precedente disciplina vietava, salvi casi eccezionali, il demansionamento. Oggi non è più così.

Il datore può assegnare al lavoratore mansioni che rientrano nel livello immediatamente inferiore a quello di inquadramento e non è più necessario il consenso del lavoratore.

Pare che l’assegnazione di mansioni inferiori debba avere carattere temporaneo, potendo in un secondo momento il lavoratore pretendere di essere riassegnato alle precedenti mansioni, se in azienda si libera un corrispondente posto.

Presupposto del demansionamento è infatti la necessità di modificare degli assetti organizzativi aziendali.

La comunicazione del cambio di mansioni va fatta per iscritto, prima o almeno contemporaneamente alla modifica delle mansioni, indicando le ragioni che lo giustificano.

Il lavoratore non potrà rifiutarsi di svolgere le nuove mansioni.

Il datore è tenuto a fornire al lavoratore una formazione specifica in merito allo svolgimento delle nuove mansioni.

Se non vi provvede, l’atto di assegnazione rimane valido, ma il datore non potrà sanzionare eventuali mancanze del lavoratore derivanti dalla mancata formazione.

Il demansionamento può avvenire anche d’accordo tra datore e lavoratore, presso una sede sindacale o presso la Direzione Territoriale del Lavoro del luogo dove ha sede l’azienda.

In questo caso le inferiori mansioni potranno rientrare anche in un livello non immediatamente inferiore a quello di inquadramento e potrà essere variata anche la categoria di appartenenza (l’impiegato potrebbe diventare operaio). T

Tutto ciò potrà essere concordato anche in assenza di ragioni organizzative aziendali, purché però l’accordo sia fatto nell’interesse del lavoratore alla salvaguardia del posto di lavoro (ad esempio in alternativa al licenziamento per riduzione di personale), della professionalità (es. per il lavoratore con professionalità obsoleta), al miglioramento delle condizioni di vita (es. il lavoratore rinuncia ad un inquadramento in posizione più impegnativa per dedicare maggior tempo alla famiglia).

MANSIONI SUPERIORI

Il lavoratore può essere adibito a mansioni superiori e il termine oltre il quale scatta la promozione automatica è stato raddoppiato rispetto al passato.

Un tempo dopo tre mesi il lavoratore aveva diritto al riconoscimento del livello superiore e della corrispondente retribuzione, oggi il termine diventa di 6 mesi.

L’assegnazione al livello superiore diventa definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, che la nuova disciplina non si spiega come debba essere manifestata.

ENTRATA IN VIGORE ED EFFICACIA DELLA NUOVA DISCIPLINA

L’entrata in vigore non è disciplinata da alcuna norma. La nuova disposizione è stata pubblicata il 25/06/2015.

Cosa succede allora se un lavoratore è stato demansionato prima del 25/06/2015, quando c’era ancora una norma che sanzionava il datore per determinati comportamenti, oggi invece considerati legittimi?

Una parte della giurisprudenza ritiene che, ad esempio in caso di demansionamento, si debba applicare la vecchia disciplina per il demansionamento subito fino al 25 giugno 2015 e la nuova per il periodo successivo.

Altra parte della giurisprudenza dà un’interpretazione diversa: il demansionamento è iniziato in vigenza della precedente disciplina, quindi si applica quella.

Evidentemente rimangono dei grossi dubbi in proposito.

 

[1] Art. 2103 cod. civ.

 

FONTE: http://bit.ly/1PqFi8v

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