Edicola News, Fisco e Società

Come funziona la legge salva suicidi

È una legge del 2012 che consente ai debitori di accordarsi con i creditori per dilazionare il pagamento. Il debito non viene però cancellato.

La crisi economica che ha colpito l’intero Occidente circa dieci anni fa getta ancora oggi la sua ombra su alcuni Paesi: tra questi, v’è anche l’Italia. Il periodo più buio, però, sembra essere alle spalle: i dati sulla disoccupazione sono ancora allarmanti, ma pare che oggi la situazione vada leggermente migliorando. Proprio per combattere la crisi, nel 2012 il governo Monti (da molti ricordato come l’austero tecnico che ha imposto all’Italia severe misure economiche) introdusse una legge (ribattezzata poi dalla stampa “salva suicidi”) [1] che consentiva, e tuttora consente, ai debitori di accordarsi con i creditori per ottenere un dilazionamento del pagamento. Vediamo come funziona la legge salva suicidi.

 «Non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore»

«Non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore». Con questa celebre frase pronunciata da Winston Churchill nel 1940 può riassumersi efficacemente il periodo in cui la legge salva suicidi venne introdotta. Infatti, molti italiani (soprattutto piccoli imprenditori e padri di famiglia) nel periodo più nero della crisi preferirono togliersi la vita piuttosto che affrontare il tracollo economico della propria famiglia o impresa. La legge in commento si rivolge ai privati e alle piccole imprese che non possono accedere alle procedure concorsuali (come il fallimento, ad esempio). Questi soggetti, qualora versino in uno stato di sovraindebitamento (cioè, non riescano a far fronte ai propri debiti) e non abbiano fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla procedura di composizione della crisi, possono proporre ai creditori, con l’aiuto di appositi organismi di composizione della crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso. Il piano prevede le scadenze e le modalità di pagamento dei creditori, le eventuali garanzie per l’adempimento dei debiti, le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Il piano può anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori [2]. Analizziamo con calma il significato della norma.

Il sovraindebitamento

Abbiamo detto che solo i debitori che si trovino in una situazione di sovraindebitamento possono accedere al piano offerto dalla legge salva suicidi. Cosa si intende per sovraindebitamento? Secondo la legge, per sovraindebitamento si intende: 1. la situazione di consolidato squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio disponibile per farvi fronte; 2. la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni [3]. Quindi il sovraindebitamento fa riferimento ad una situazione di crisi economica quasi irreversibile, paragonabile, sotto certi aspetti, a quella che legittima un’impresa a fare ricorso alla procedura fallimentare.

Gli organismi di composizione della crisi

L’accordo proposto ai creditori può essere elaborato con l’aiuto di appositi organismi di composizione della crisi. Trattasi di organizzazioni costituite presso enti pubblici e tribunali, in grado di garantire un elevato livello di indipendenza e professionalità, deputati, su istanza della parte interessata, alla composizione delle crisi da sovraindebitamento. Questi organismi sono iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia; di essi fanno parte anche gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, presso gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili e dei notai [4]. Il ricorso a questi organismi è opportuno in quanto la proposta di accordo, come si vedrà nel paragrafo successivo, deve essere dettagliata: può far comodo, quindi, l’ausilio di chi abbia le competenze adeguate.

L’organismo di composizione della crisi si occupa della predisposizione del piano di ristrutturazione, del raggiungimento dell’accordo e della buona riuscita dello stesso; collabora con il debitore e con i creditori  anche attraverso la modifica del piano oggetto della proposta di accordo. Lo stesso organismo verifica la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati, attesta la fattibilità del piano e trasmette al giudice la relazione sull’accordo. L’organismo, infine, esegue la pubblicità della proposta e dell’accordo, ed effettua le comunicazioni disposte dal giudice nell’ambito del procedimento che si analizzerà di qui a breve.

La proposta di accordo

Consultato uno degli organismi di cui al paragrafo precedente, il debitore dovrà depositare la proposta di accordo presso il tribunale del luogo ove egli risiede. La legge afferma che il debitore, insieme alla  proposta, deve depositare l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, dei beni e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilità del piano, nonché l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo  familiare corredata del certificato dello stato di famiglia. Il debitore che svolge attività d’impresa deve depositare anche le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a dichiarazione che ne attesta la conformità all’originale [5].

La proposta deve prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei redditi futuri. Nei casi in cui i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da altre persone che garantiscano l’attuabilità dell’accordo [6]. I creditori fanno pervenire all’organismo di composizione della crisi dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta. Ai fini della successiva omologazione in tribunale, non è necessario che l’accordo sia raggiunto con la totalità dei creditori: è sufficiente che siano d’accordo i creditori che rappresentano almeno il 70% dei crediti [7]. L’organismo di composizione della crisi trasmette al giudice la relazione, allegando le contestazioni ricevute, nonché un’attestazione definitiva sulla fattibilità del piano.

Il procedimento davanti al giudice

Il giudice, se ritiene che la proposta di accordo soddisfi i requisiti di legge e, in particolare, sia idonea ad accontentare i creditori, fissa immediatamente con decreto l’udienza, avvisando i creditori. All’udienza il giudice dispone che, per un periodo massimo di centoventi giorni, i creditori non possano cominciare o proseguire azioni esecutive individuali né disporre sequestri conservativi o acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo. In altre parole, il giudice “blinda” il patrimonio del debitore, proteggendolo dalle azioni (pignoramenti, sequestri, ecc.) dei creditori. La sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili. Durante questo periodo, inoltre, le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano. Contro il decreto i creditori che ritengono di essere lesi possono proporre reclamo al tribunale [8].

L’omologazione dell’accordo

Il giudice, verificato il raggiungimento dell’accordo, l’idoneità ad assicurare il pagamento dei creditori estranei e risolta ogni altra contestazione, omologa l’accordo e ne dispone l’immediata pubblicazione. Gli effetti dell’accordo vengono meno in caso di risoluzione o di  mancato pagamento dei creditori estranei. La sentenza di fallimento pronunciata a carico del debitore risolve l’accordo [9].

Risoluzione dell’accordo

L’accordo può essere annullato dal tribunale su istanza di ogni creditore quando:

  • è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo;
  • è stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo;
  • sono state dolosamente simulate attività inesistenti.

Se il debitore non adempie regolarmente agli obblighi derivanti dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore, ciascun creditore può chiedere al tribunale la risoluzione dello stesso. Il ricorso per la risoluzione è proposto, a pena di decadenza, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo [10].

note

[1] Legge n. 3/2012 del 27.01.2012.

[2] Art. 7, l. n. 3/2012.

[3] Art. 6, l. n. 3/2012.

[4] Art. 15, l. n. 3/2012.

[5] Art. 9, l. n. 3/2012.

[6] Art. 8, l. n. 3/2012.

[7] Art. 11, l. n. 3/2012.

[8] Art. 10, l. n. 3/2012.

[9] Art. 12, l. n. 3/2012.

[10] Art. 14, l. n. 3/2012.

 

FONTE: http://bit.ly/2fF9zCS

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...