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Come viene pagata la malattia del dipendente?

Trattamento economico della malattia del lavoratore dipendente: come funziona, quando paga l’INPS e il datore, a quanto ammonta lo stipendio.

La malattia è un evento imprevisto che impedisce al lavoratore di svolgere le proprie mansioni. La nostra Costituzione, all’articolo 38, tutela i lavoratori in malattia garantendo loro i mezzi necessari per vivere e l’assistenza sociale. In pratica, questo si traduce spesso nell’indennità di malattia erogata dall’INPS, che il datore di lavoro di solito anticipa. In alcuni casi, il datore di lavoro integra o sostituisce completamente questa indennità. In linea con questo principio, l’articolo 2110 del Codice Civile prevede che, durante la malattia, il lavoratore abbia diritto a una retribuzione o a un’indennità sostitutiva. In questa guida vedremo come viene pagata la malattia del dipendente.

Spiegheremo quando e come interviene l’INPS con l’indennità di malattia e in quali casi il datore di lavoro è tenuto a integrare o sostituire l’indennità INPS. Analizzeremo le differenze tra categorie e contrattiindicheremo come si determina l’importo spettante, considerando la retribuzione media giornaliera e le percentuali previste.

Che tu sia un lavoratore dipendente, un datore di lavoro o un professionista delle risorse umane, questa guida ti fornirà tutte le informazioni necessarie per comprendere come viene pagata la malattia del dipendente, con un linguaggio semplice e accessibile, ma senza tralasciare alcun dettaglio importante. Scoprirai quali sono i tuoi diritti e i tuoi doveri, e come gestire al meglio l’aspetto economico della malattia.

L’indennità INPS: chi la riceve e come

L’INPS eroga una indennità di malattia ai lavoratori per i quali il datore di lavoro versa mensilmente i contributi per la copertura della malattia. Ci sono però delle eccezioni:

  • i dirigenti non sono coperti dall’indennità INPS;
  • i lavoratori a domicilio sono sempre coperti.

Inoltre, c’è una distinzione importante tra i settori:

  • commercio: l’indennità è prevista sia per gli operai che per gli impiegati (inclusi i quadri, se si applicano le norme degli impiegati);
  • industria e artigianato: l’INPS copre solo gli operai. Per impiegati e quadri, la malattia è a carico del datore di lavoro, che deve retribuirla secondo il contratto collettivo applicato.

Questa differenza, ad esempio nell’industria, deriva dal fatto che per gli operai il datore di lavoro versa un contributo specifico per la malattia (2,22% della retribuzione imponibile), mentre per gli impiegati questo contributo non è previsto.

Un’eccezione importante riguarda gli apprendisti: l’INPS eroga sempre l’indennità, indipendentemente dal settore e dalla qualifica.

Quando inizia il pagamento dell’INPS?

L’INPS inizia a pagare l’indennità dal 4° giorno di malattia. Il conteggio parte dalla data di inizio indicata sul certificato medico. Se la data non è presente, si considera il giorno della visita medica.

I primi 3 giorni sono detti “periodo di carenza“. Molti contratti collettivi prevedono che il datore di lavoro copra, in tutto o in parte, questi giorni.

Per i lavoratori a tempo indeterminato, l’INPS copre fino a 180 giorni di malattia in un anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre).

Ci sono regole specifiche per i lavoratori a tempo determinato, part-time (verticale o misto) e a chiamata, che approfondiremo in seguito.

Non rientrano nel conteggio dei 180 giorni:

  • congedo di maternità/paternità e congedo parentale;
  • malattia legata alla gravidanza;
  • infortunio o malattia professionale;
  • malattia causata da terzi, per la quale il datore di lavoro ha avviato un’azione di rivalsa.

Malattia a cavallo di due anni: cosa succede?

Cosa succede se la malattia inizia in un anno e continua in quello successivo? L’INPS ha fornito chiarimenti specifici per questi casi, chiamati “malattie a cavaliere“.

Il principio di base è semplice: ogni giorno di malattia viene conteggiato nell’anno in cui cade. Però, per capire se si ha diritto all’indennità e per quanti giorni, bisogna distinguere due situazioni (circolari INPS 144/1988 e 145/1993):

Caso 1: limite dei 180 giorni non raggiunto nel primo anno

Se nell’anno in cui inizia la malattia non si sono raggiunti i 180 giorni massimi di indennità, la malattia che continua al 31 dicembre viene pagata dal 1° gennaio dell’anno successivo, per un massimo di altri 180 giorni.

Caso 2: limite dei 180 giorni raggiunto nel primo anno

Se invece si sono raggiunti i 180 giorni prima del 31 dicembre, l’indennità non riparte automaticamente il 1° gennaio. Per averla, devono verificarsi queste condizioni:

  • rapporto di lavoro attivo: il rapporto di lavoro non deve essere terminato o sospeso da più di 2 mesi. L’INPS considera il rapporto “attivo” anche se l’azienda paga solo una parte dello stipendio.
  • certificazione continua: il lavoratore deve avere certificati medici che coprano tutta la malattia, anche il periodo tra il raggiungimento dei 180 giorni e l’inizio del nuovo anno, quando l’indennità non viene pagata.

Importo dell’indennità nel secondo anno

  • rapporto attivo al 1° gennaio: se il rapporto di lavoro è attivo e non ci sono state sospensioni, l’indennità viene pagata per intero;
  • rapporto cessato/sospeso da non oltre 2 mesi al 1° gennaio: se il rapporto è terminato o sospeso da meno di 2 mesi, l’indennità viene pagata, ma in misura ridotta.

Malattia dopo la fine o la sospensione del Lavoro: cosa spetta?

L’INPS (circolare 113/1987) ha fornito indicazioni anche su cosa succede se ci si ammala dopo che il rapporto di lavoro è terminato o è stato sospeso.

Se il rapporto di lavoro a tempo indeterminato finisce, si ha comunque diritto all’indennità di malattia per altri 2 mesi (o 60 giorni) dopo la fine del rapporto, o se la malattia inizia entro questi 2 mesi. Ovviamente, sempre rispettando il limite massimo di 180 giorni indennizzabili all’anno.

Lo stesso diritto vale in caso di sospensione del rapporto di lavoro. L’INPS intende per “sospensione” una situazione in cui il rapporto è “in pausa”, cioè le obbligazioni principali (lavoro e stipendio) sono temporaneamente sospese. A differenza della cessazione, in questo caso l’indennità spetta anche se il rapporto di lavoro sospeso era a tempo determinato.

Importo dell’indennità

Se la malattia è iniziata prima della fine del rapporto e continua oltre i 60 giorni dalla fine, l’indennità viene pagata per intero.

Se la malattia inizia dopo la fine del rapporto, ma entro 60 giorni, e dura oltre il 60° giorno, l’indennità viene pagata, ma in misura ridotta.

L’indennità di malattia non è un importo fisso, ma una percentuale della Retribuzione Media Giornaliera (RMG). Questa percentuale varia a seconda di quanto dura la malattia. La RMG è, in pratica, quanto guadagna in media un lavoratore in un giorno. Per calcolarla, si guarda la retribuzione lorda del lavoratore nel mese immediatamente precedente all’inizio della malattia:

  • se il lavoratore ha lavorato tutto il mese precedente, si considera quella retribuzione;
  • se ha lavorato solo una parte del mese, si considera la retribuzione di quel periodo;
  • se nel mese precedente non ha lavorato, si guarda al periodo più recente in cui ha ricevuto uno stipendio.

Nella retribuzione lorda rientrano tutte le somme che fanno parte della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Quindi, non solo lo stipendio per il lavoro effettivo, ma anche:

  • pagamenti per ferie, permessi e festività;
  • eventuali premi di produzione.

L’indennità sostitutiva di preavviso, invece, non rientra nel calcolo.

Il modo in cui si calcola la RMG dipende da:

  • categoria del lavoratore: Operaio, impiegato, ecc.;
  • tipo di contratto: Tempo indeterminato, determinato, ecc.

Per il contratto a tempo indeterminato, il calcolo è riassunto in una tabella (che non è inclusa in questo testo, ma viene menzionata come presente nell’originale).

Calcolo dell’indennità: quanto spetta?

Dopo aver calcolato la Retribuzione Media Giornaliera (RMG), si applicano le percentuali previste dalla legge per determinare l’indennità di malattia. Queste percentuali cambiano in base a:

  • durata della malattia;
  • settore di lavoro.

Per la maggior parte dei lavoratori che hanno diritto all’indennità, le percentuali sono:

  • 50% della RMG: dal 4° al 20° giorno di malattia.
  • 66,66% della RMG: dal 21° giorno fino al limite massimo di giorni indennizzabili in un anno.

Nel settore dei pubblici esercizi (bar, ristoranti, ecc.), l’indennità è fissa all’80% della RMG per tutti i giorni di malattia indennizzabili (dal 4° fino a un massimo di 180 giorni all’anno). Questo perché, in questo settore, il datore di lavoro paga un contributo aggiuntivo (0,77% della retribuzione imponibile) per la copertura della malattia (D.M. 1° febbraio 1957).

Malattia dopo la fine/sospensione del lavoro 

Se la malattia inizia entro 60 giorni dalla fine o dalla sospensione del rapporto di lavoro, l’indennità è ridotta di 2/3. Quindi le percentuali diventano:

  • 33,33% della RMG: dal 4° al 20° giorno.
  • 44,44% della RMG: dal 21° giorno fino al limite massimo.
  • 53,33% della RMG: dal 4° al 180° giorno (per i dipendenti di pubblici esercizi).

Giorni indennizzati: differenze tra operai e impiegati

L’INPS non paga tutti i giorni di malattia allo stesso modo:

  • operai: l’indennità copre solo i giorni feriali (incluso il sabato) nel periodo di malattia. Sono escluse le festività infrasettimanali e quelle che cadono di domenica;
  • impiegati: l’indennità copre tutti i giorni nel periodo di malattia, comprese le festività infrasettimanali. Sono escluse solo le festività che cadono di domenica.

Chi paga l’indennità?

Di solito, il datore di lavoro anticipa l’indennità per conto dell’INPS, inserendola nella busta paga del dipendente. Poi, il datore di lavoro recupera l’importo dall’INPS tramite la denuncia mensile Uniemens.

Ci sono però dei casi in cui l’INPS paga direttamente il lavoratore.

Integrazione del datore di lavoro: quando e come

Spesso i contratti collettivi prevedono che il datore di lavoro integri l’indennità di malattia, o paghi direttamente la retribuzione in alcuni casi. Ecco quando interviene il datore di lavoro:

  1. giorni non coperti dall’INPS: il datore di lavoro paga la retribuzione per i giorni di malattia non coperti dall’indennità INPS;
  2. integrazione dell’indennità: il datore di lavoro può integrare l’indennità INPS per far arrivare il lavoratore a una certa percentuale della retribuzione normale (spesso il 100%).
  3. categorie non coperte dall’INPS: per alcune categorie (es. impiegati nell’industria), il datore di lavoro paga l’intera retribuzione di malattia.
  4. festività:
    • operai: il datore di lavoro paga le festività infrasettimanali comprese nel periodo di malattia.
    • impiegati: il datore di lavoro paga le festività che cadono di domenica comprese nel periodo di malattia.

La “carenza”: chi paga i primi 3 giorni?

I primi 3 giorni di malattia (la “carenza”) sono spesso a carico del datore di lavoro, in tutto o in parte, a seconda del contratto collettivo. Ecco alcuni esempi:

  • CCNL Pubblici Esercizi: Il datore di lavoro paga la carenza solo se la malattia dura più di 5 giorni.
  • CCNL Turismo Confindustria: Il 1° giorno è a carico del lavoratore, gli altri 2 del datore. Se la malattia supera i 3 giorni, tutti e 3 sono a carico del datore.
  • CCNL Metalmeccanica Industria: Se ci sono state più di 3 assenze brevi (massimo 5 giorni) in un anno, il datore di lavoro paga una percentuale ridotta della retribuzione per i primi 3 giorni della 4° assenza e successive (66% per la 4°, 50% per le successive).

Molti contratti prevedono che il datore di lavoro integri l’indennità INPS fino a raggiungere il 100% della normale retribuzione. Alcuni esempi:

  • CCNL Terziario Confcommercio: Integrazione fino al 75% dal 4° al 20° giorno, e al 100% dal 21° giorno.
  • CCNL Turismo Confindustria: Stessa integrazione del CCNL Terziario Confcommercio.

La “lordizzazione”: cos’è 

Quando il datore di lavoro integra l’indennità INPS, si applica la “lordizzazione”. Serve a evitare che il lavoratore in malattia guadagni di più di quando lavora.

Perché? L’indennità INPS non è soggetta a contributi, quindi, se si sommasse semplicemente l’indennità all’integrazione del datore di lavoro, il lavoratore avrebbe un netto più alto.

Come funziona? Si calcola un “coefficiente di lordizzazione” con una formula specifica:

(100-x) : 100= Y dove X= % totale trattenute

Questo coefficiente si applica all’indennità INPS. L’importo ottenuto si sottrae all’indennità INPS, e la differenza (“lordizzazione”) riduce l’integrazione pagata dal datore di lavoro. In pratica, si “simula” l’applicazione dei contributi sull’indennità INPS, per rendere il netto in malattia più simile al netto in servizio.

FONTE: https://shorturl.at/txWOh

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