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Jobs Act lavoro autonomo, le nuove tutele

Jobs Act lavoro autonomo, le nuove tutele

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Arriva lo statuto dei lavoratori autonomi: tutela in caso di malattia e gravidanza, deduzione delle spese di formazione, fondi europei, difesa dai clienti non paganti.

È ormai pronto il cosiddetto Jobs Act del lavoro autonomo, una sorta di “statuto” contenente numerose disposizioni a tutela di chi lavora in proprio. Al momento il Jobs Act autonomi è ancora un disegno di legge (Ddl), ma  sarà oggi approvato dalla Camera e passerà al Senato per l’approvazione definitiva.

Questa “carta dei diritti” si è resa necessaria, sia per offrire ai professionisti, considerati “lavoratori di serie b”, tutele quanto più vicine a quelle previste per i dipendenti, sia per evitare abusi da parte dei committenti, soprattutto in materia di ritardo nei pagamenti.

In caso di malattia, infortunio e gravidanza, difatti, chi svolge un’attività continuativa per il committente può sospendere il rapporto fino a 150 giorni (salvo il venir meno dell’interesse del “datore”). Non solo: in caso di maternità, posto che le iscritte alla Gestione Separata potranno percepire l’indennità anche se fatturano,  la lavoratrice madre potrà essere sostituita da altri colleghi di fiducia, in possesso dei requisiti professionali. Se la malattia o l’infortunio è molto grave, si può interrompere il versamento di contributi e premi fino a due anni.

Inoltre, la nuova normativa corregge diverse disposizioni in campo fiscale che determinavano squilibri significativi a carico degli autonomi: ad esempio ,è finalmente previstala totale deducibilità delle spese per la formazione e quella delle spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista e addebitate al committente.

Ma procediamo per ordine e vediamo le principali novità del Jobs Act autonomi.

Jobs Act Autonomi: malattia e maternità

In primo luogo, per quanto riguarda la maternità, il Jobs Act del lavoro autonomo offre la possibilità, attualmente esistente solo per chi esercita attività d’impresa, di ricevere l’indennità di maternità (quella spettante 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo, oppure un mese prima e 4 mesi dopo) anche se non ci si astiene effettivamente dal lavoro.

In questo modo, possono ricevere l’assegno anche le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata che fatturano, e non solo le iscritte alle Gestioni dedicate a chi svolge attività imprenditoriale (Gestione artigiani e commercianti, per esempio).

La durata del congedo parentale (astensione facoltativa per maternità) è aumentata da 3 a 6 mesi, proprio come per i dipendenti. Il congedo può essere fruito entro i primi 3 anni di vita del bambino, non più entro il primo anno.

Per quanto riguarda i periodi di astensione per gravidanza, malattia e infortunio, questi non comportano l’estinzione del contratto col committente, se riferito a prestazioni svolte in via continuativa, ma la sua sospensione: in particolare, la gravidanza, la malattia e l’infortunio dei lavoratori autonomi possono dar luogo a una sospensione dell’attività lavorativa per non più di 150 giorni nell’anno solare.

La lavoratrice in maternità, inoltre, può essere sostituita da altri colleghi di fiducia, in possesso dei requisiti professionali, previo consenso del committente.

Se l’interruzione dell’attività, dovuta a gravidanza, infortunio o malattia, risulta superiore a 60 giorni, il professionista può beneficiare della sospensione dell’obbligo contributivo e del versamento di eventuali premi assicurativi, per un massimo di 2 anni. Questo non significa, però, che i contributi non devono essere pagati, ma solo che, terminato il periodo di sospensione, il lavoratore può rateizzare il debito.

Per quanto riguarda i liberi professionisti iscritti alla gestione separata Inps con patologie oncologiche, i periodi di assenza conseguenti al trattamento di queste malattie sono equiparati, dal punto di vista economico, alla degenza ospedaliera.

Infine, il Governo è stato delegato ad adottare, entro 12 mesi, dei decreti che amplino i destinatari dell’indennità di maternità e di malattia.

Jobs Act Autonomi: ritardi nei pagamenti

Il Jobs Act degli autonomi prevede anche una tutela particolare contro i ritardati pagamenti delle fatture: nel dettaglio, qualunque clausola contrattuale che stabilisca il pagamento dopo 60 giorni dall’emissione della fattura o dalla sua richiesta è considerata abusiva.

Inoltre, il committente non può recedere dal contratto a prestazione continuativa senza preavviso e non può modificare unilateralmente le clausole.

Sono poi integralmente deducibili (al 100%) gli oneri sostenuti per assicurarsi contro il mancato pagamento e sono state estese alle fattispecie elencate le tutele contro l’abuso di dipendenza economica.

Job Act autonomi: spese per la formazione

Le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale, ad esempio per partecipare a corsi, seminari e congressi, grazie al Jobs Act autonomi sono pienamente deducibili, nel limite annuo di 10.000 euro.

È inoltre prevista la piena deducibilità, sino a 5.000 euro annui, per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, di orientamento, di ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità.

Jobs Act autonomi: spese per alberghi e ristoranti

Vengono meno, a partire dal periodo d’imposta 2016, le limitazioni previste dal Tuir (testo unico delle imposte sui redditi) alla deducibilità delle spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista e addebitate analiticamente al committente. In particolare, le situazioni che possono verificarsi sono due:

  • il professionista, nell’esecuzione dell’incarico ricevuto, sostiene determinate spese che riaddebita analiticamente al committente;
  • il committente si fa carico direttamente delle spese connesse all’incarico affidato al lavoratore autonomo.

Per quest’ultima fattispecie è stato già stabilito [1] che, dal 2017, non solo le spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, ma anche quelle relative a prestazioni di viaggio e trasporto, se sostenute direttamente dal committente, costituiscono un onere deducibile per quest’ultimo e non un compenso in natura per il professionista.

Il Jobs Act autonomi estende la disposizione a tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito, a partire dal periodo d’imposta 2016.

Per quanto riguarda, invece, il riaddebito analitico in fattura da parte del professionista che ha sostenuto in proprio i costi, non si applica più il vecchio limite di deducibilità del 75%, entro un importo complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, ma le spese possono essere dedotte senza limiti.

Anche questa modifica viene espressamente resa efficace dal periodo d’imposta 2016, e, quindi, può già essere applicata nel modello Unico 2017.

Jobs Act autonomi: altre previsioni

Infine, sono stati previsti degli ulteriori vantaggi per i professionisti:

  • la promozione, da parte delle pubbliche amministrazioni, della loro partecipazione agli appalti;
  • l’apertura di uno sportello dedicato nei centri per l’impiego;
  • la possibilità di partecipare ai bandi costituendo reti di professionisti.

[1] Art.7 quater, Co.5, Dl 193/2016

FONTE: http://bit.ly/2lGzLCj

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