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Lavoro durante la malattia: ecco quando è possibile

Il lavoratore, assente per malattia, che svolge un altro lavoro, essere licenziato solo se viola i doveri di correttezza, buona fede, diligenza e fedeltà al datore.

Hai avuto un brutto incidente e ora sei ingessato. Per 30 giorni non potrai tornare al lavoro. Hai il certificato medico che ti copre e la malattia ti verrà pagata regolarmente. Ma, nel frattempo, hai trovato qualcosa da fare a casa tramite il tuo computer: un’azienda ti ha offerto di svolgere un altro lavoro per questo periodo limitato. La cosa non ti dispiace perché, oltre a farti passare il tempo, ti consentirà di arrotondare lo stipendio. Il tuo datore di lavoro però lo viene a sapere e ti invita a smettere altrimenti ti licenzierà. Ti sembra un’affermazione assurda visto che la tua malattia è reale e, per di più, il secondo lavoro non è in concorrenza con il primo. Insomma, da nessuna parte è scritto che devi stare per forza a letto a guardare la televisione. Chi dei due ha ragione? Con una recentissima sentenza [1] la Cassazione spezza una lancia a favore del dipendente, ma solo a determinate condizioni. Ecco dunque quando è possibile un altro lavoro durante la malattia.

Tra i primi doveri del dipendente vi è quello di comportarsi secondo buona fede, rispettando i propri obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà. Questo significa innanzitutto non enfatizzare la malattia e restare a casa il tempo necessario per una completa guarigione, non un giorno in più (ma neanche un giorno in meno, pena altrimenti una responsabilità dell’azienda che ha fatto lavorare un dipendente senza averne le condizioni fisiche). In secondo luogo, sebbene sia possibile avere due lavori contemporaneamente, il dipendente non deve mai svolgere attività tra loro in concorrenza; quindi i settori in cui operano le aziende datrici devono essere completamente differenti. In terzo luogo il dipendente deve fare in modo di non pregiudicare il rapido decorso della malattia, non aggravando il proprio stato di salute.

Alla luce di ciò, ecco quando è possibile lavorare durante la malattia:

  • la malattia deve essere effettiva e non simulata. Pertanto il dipendente deve essere coperto da un valido certificato medico che sia confermato anche dal medico fiscale;
  • il dipendente non deve assentarsi da casa durante gli orari di reperibilità per le visite fiscali;
  • il dipendente non deve, con il secondo lavoro, compromettere la guarigione della malattia o allungarla. Il suo dovere è guarire nel più breve tempo possibile. Questo non significa restare necessariamente a casa: laddove il tipo di malattia lo consenta, il lavoratore potrebbe anche uscire fuori dalle fasce di reperibilità, ma sempre che questo non comporto un aggravamento del suo stato;
  • la seconda attività svolta non può svolgersi in un settore identico o simile a quello dell’altra azienda. Infatti il lavoratore, per tutta la durata del contratto, ha il divieto di eseguire altre attività concorrenti col datore.

È pertanto possibile il licenziamento quando il comportamento del lavoratore sia di per sé sufficiente a far desumente l’inesistenza dell’infermità addotta a giustificazione dell’assenza, dimostrando così una fraudolenta simulazione, oppure quando, in relazione alla natura e alle caratteristiche della malattia denunciata e alle mansioni svolte sul posto di lavoro, l’attività extra lavorativa sia tale da compromettere o ritardare, anche solo in via potenziale, la guarigione del lavoratore ed il suo rientro in servizio.

note

[1] Cass. sent. n. 27333/17 del 17.11.2017.

FONTE: http://bit.ly/2B5lW3Q

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