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Inps: cosa fare dopo il licenziamento

Come dare comunicazione all’Inps dopo essere stati licenziati per ottenere la Naspi. Cosa fare se si è un lavoratore domestico.

Il dipendente che è stato licenziato ha diritto ad un trattamento assistenziale da parte dell’Inps, vincolato ad alcuni requisiti. La prima cosa da fare sarà dare comunicazione all’Istituto della cessazione del rapporto di lavoro e, quindi, presentare richiesta per poter accedere alla prestazione.

I lavoratori licenziati involontariamente possono la domanda di disoccupazione:

  • tramite il sito dell’Inps (www.inps.it) accedendo con il proprio codice Pin;
  • chiamando il numero verde Inps dedicato alle domande di disoccupazione (803.164 da telefono fisso oppure 06.164164 con tariffa da cellulare);
  • rivolgendosi ad un Patronato.

Che cosa ottenere dall’Inps dopo il licenziamento

Finito un rapporto di lavoro per volontà dell’imprenditore, cioè dopo il licenziamento, il senso di rivolgersi all’Inps è quello di ottenere la giusta tutela che spetta al dipendente rimasto a spasso ed in attesa di una nuova occupazione.

Quattro le prestazioni previste per il 2018:

  • la Naspi, cioè quella che comunemente viene concepita come assegno di disoccupazione;
  • il reddito di inclusione che ha sostituito l’Asdi;
  • la Dis-coll, prevista per chi non aveva un contratto subordinato ma di collaborazione e diventata strutturale;
  • l’assegno di ricollocazione per chi ha finito la Naspi e, dopo 4 mesi, non ha ancora trovato un lavoro.

Chi ha diritto, dopo il licenziamento, ad una di queste prestazioni dell’Inps?

Diritto alla Naspi dopo il licenziamento

L’Inps riconosce la Naspi ai lavoratori che sono stati licenziati nel settore privato (quindi non dipendenti statali) anche per motivi disciplinari e che hanno questi requisiti:

  • sono disoccupati, hanno fatto istanza di iscrizione al Centro per l’impiego e hanno sottoscritto la dichiarazione di immediata disponibilità a rientrare nel mondo del lavoro;
  • hanno almeno 13 settimane di contributi versati negli ultimi 4 anni e almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla contribuzione.

La dichiarazione di disponibilità al lavoro va fatta al Centro per l’Impiego, all’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive al lavoro) o all’Inps proprio per presentare la domanda di indennità di disoccupazione.

La durata della Naspi è, al massimo, di 24 mesi se il dipendente licenziato ha maturato almeno 4 anni di contributi.

Cosa fare, dunque, dopo il licenziamento per ottenere questa prestazione dall’Inps? Il dipendente deve fare domanda entro 68 giorni da quando si è concluso il rapporto di lavoro.

Per tutte le informazioni aggiornate sulla Naspi, leggi Naspi: cos’è e come funziona.

Cosa fare dopo licenziamento da lavoro domestico

Le comunicazioni relative alla modifica o alla cessazione del rapporto di lavoro domestico devono essere presentate all’Inps entro cinque giorni dopo il licenziamento con le stesse modalità che abbiamo citato prima (online se si è in possesso del Pin o tramite il numero verde).

Se il rapporto di lavoro domestico è cessato per decesso del datore di lavoro (il malato curato da una badante, la signora anziana assistita da una colf), la comunicazione deve essere effettuata rivolgendosi al Contact Center, fornendo il proprio Pin, il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro.

La comunicazione all’Inps ha efficacia anche nei confronti dei Servizi competenti, del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo.

FONTE: http://bit.ly/2hJbck3

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