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Se l’auto mi serve per lavorare il fermo amministrativo è possibile?

Nonostante abbia dimostrato a Equitalia che la macchina a cui intendono applicare il fermo amministrativo è strumentale alla attività rifiutano di non applicarlo. Cosa posso fare?

Si può ipotizzare che la motivazione per la quale l’agente della riscossione ritenga di procedere comunque, in mancanza di pagamento, all’iscrizione del fermo amministrativo sia la conseguenza di una particolare interpretazione della norma che disciplina il caso del lettore.

Infatti, la legge prevede che Equitalia non possa iscrivere fermo amministrativo sui veicoli di proprietà del debitore se questi, entro trenta giorni dalla comunicazione del cosiddetto preavviso di fermo, dimostri che il veicolo stesso sia strumentale rispetto all’attività svolta dal debitore stesso.

Ebbene, si può fondatamente ritenere che Equitalia ritenga che la norma escluda l’applicazione del fermo solo se il veicolo oltre ad essere strumentale, sia anche indispensabile per lo svolgimento dell’attività professionale o d’impresa del debitore. Infatti, sottolineare che il lettore sia proprietario di altri veicoli non può significare niente altro se non che il veicolo su cui intendono iscrivere fermo anche se strumentale, non è indispensabile in quanto, avendo egli altri veicoli, può tranquillamente farne a meno utilizzando gli altri in suo possesso per lo svolgimento della sua attività.

Vi è da dire che l’interpretazione della norma fatta propria da Equitalia è assai discutibile per i seguenti motivi:

1) la norma in questione richiede solamente che il veicolo sia strumentale e non che sia anche indispensabile per lo svolgimento dell’attività;

2) in altri casi (come ad esempio per il pignoramento dei beni mobili [2]) quando la norma richiede per la sua applicazione che il bene sia indispensabile, utilizza espressamente il termine “indispensabile”.

Fatte queste premesse, le prime (poche) sentenze reperibili che si sono pronunciate sulla questione del fermo relativo a mezzi aziendali [3] non hanno fatto piena luce su questo specifico punto, lasciando quindi spazio ad ogni interpretazione. A questo punto, tenuto conto che Equitalia assai difficilmente tornerà sui suoi passi e sicuramente iscriverà fermo qualora il lettore  non provvederà al pagamento del debito (e, in base alla legge, l’iscrizione del fermo non gli dovrà nemmeno essere comunicata), le sue possibilità sono le seguenti:

  1. a) impugnare il preavviso di fermo che Equitalia ha inviato dinanzi al giudice competente (che è la commissione tributaria provinciale, entro sessanta giorni dalla comunicazione del preavviso – previa istanza di mediazione se l’importo del debito non supera i 20.000 euro – se il suo debito è costituito solo da tasse statali o locali, oppure il giudice di pace se il suo debito si riferisce solo a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, oppure il tribunale, sezione lavoro, se il suo debito si riferisce solo a contributi previdenziali) sostenendo la tesi che il fermo non può essere iscritto allorché si fornisca la prova che il veicolo è semplicemente strumentale all’attività professionale (come stabilisce la norma), non essendo invece necessario che il veicolo sia anche indispensabile per lo svolgimento dell’attività; naturalmente è assai probabile che Equitalia non attenda l’esito dell’eventuale causa e nel frattempo iscriva il fermo presso il Pra, con la conseguenza che fino a che il giudice non accolga la domanda (ammesso che l’accolga), sarà impedito al lettore di circolare con quel veicolo;
  2. b) oppure, per evitare l’iscrizione del fermo, il lettore può (preso atto del diniego di Equitalia e rinunciando al contenzioso sulla questione del divieto di iscrizione del fermo sui beni strumentali) richiedere ad Equitalia stessa la rateizzazione del debito (rateizzazione che, una volta concessa e sottoscritta, impedisce iscrizione di fermi e pignoramenti, ma che, d’altro canto, impedisce di poter poi contestare le somme dovute e per le quali si è impegnato al pagamento rateale).

[1] Art. 86, co. 2, d.P.R. n. 602 del 29.09.1973 (in vigore a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 52, co. 1, lett. m-bis d.l. n. 69 del 21.06.2013.

[2] Art. 515 cod. proc. civ.

[3] Ctp Parma sent. del 13.08.2015 e dell’11.01.2016.

FONTE: http://bit.ly/2quxTOL

 

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