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Inps e doppia iscrizione contributiva per i soci della S.r.l

Con riguardo ad un amministratore di società, settore commercio, come mai l’Inps continua a chiedere pagamenti quando la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 20 gennaio 2017 parla dello stop ai versamenti alla Gestione Separata? 

La materia della doppia iscrizione previdenziale per i soci di Srl che svolgono anche l’attività di amministratore della stessa è da sempre un argomento scivoloso e difficile da affrontare.

La stessa Corte di Cassazione che, in numerose sentenze fino al 2010, aveva sempre tenuto un orientamento indirizzato all’esclusione della doppia contribuzione per i soci amministratori di Srl, successivamente, con sentenza a sezioni unite n. 17076 del 2011, fissava alcuni principi di diritto che, da allora, tutte le successive sentenze o ordinanze, hanno rispettato.

I principi enunciato sono i seguenti:

– L’obbligo di doppia contribuzione è legittimo;

– Unico limite alla legittimità della doppia contribuzione è che, nei singoli casi specifici, non vengano violate la Costituzione e la Convenzione Edu.

Questo significa che la doppia iscrizione contributiva per il socio amministratore di Srl è obbligatoria, ma che, ogni singolo contribuente può dimostrare che, nel suo specifico caso, non si verificano le condizioni generali portate dalla norma per essere sottoposti all’obbligo suddetto.

In sostanza l’obbligo sussiste quando il socio amministratore partecipa personalmente al lavoro aziendale, non solo svolgendo una attività esecutiva e materiale, ma anche una attività organizzativa e direzionale di natura intellettuale.

Insomma in tutti i casi in cui sia possibile distinguere fra prestazione lavorativa ed attività di amministratore, svolte dal socio, allora scatta l’obbligo della iscrizione alla doppia contribuzione Inps.

La sentenza alla quale invece si riferisce nel quesito il lettore è la n. 1545 del 2017, con la quale la Cassazione a sezioni unite si è pronunciata su un fatto del tutto diverso da quello in esame.

In quest’ultima sentenza la Corte doveva stabilire se il compenso di un amministratore potesse essere assoggettato a pignoramento da parte di un istituto bancario, oltre il quinto previsto per gli emolumenti derivanti da rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato.

La Corte ha così precisato la natura giuridica del rapporto fra amministratore e società inquadrandolo nell’ambito di un rapporto societario, escludendo dunque che si tratti di un contratto d’opera o di un rapporto di tipo subordinato o parasubordinato, arrivando alla conclusione che l’intero ammontare del compenso poteva essere pignorato e non nel solo limite del quinto, come accade in caso di sussistenza di questi ultimi rapporti contrattuali.

Da questa considerazione il commentatore della sentenza avrebbe ricavato che la doppia contribuzione Inps potesse non essere più applicabile, in quanto il rapporto esistente fra amministratore e società non verrebbe più considerato come un rapporto contrattuale lavoristico ma come un rapporto contrattuale societario.

Tuttavia il presupposto dell’obbligo della doppia contribuzione previdenziale si basa sulla esistenza proprio di un doppio diverso rapporto fra la stessa persona – quando veste i panni del “socio lavoratore” – e la società, e quando veste i panni dell’”amministratore” e la società.

Pertanto, nonostante che la precisazione della Suprema Corte sia sicuramente importante, non si vede la possibilità di una ricaduta immediata sull’eliminazione dell’obbligo suddetto, in quanto per l’Inps, finchè il socio non sarà in grado di dimostrare che l’attività di amministrazione non è separata ed autonoma rispetto a quella del lavoro aziendale da egli stesso svolto, non cambierà nulla.

Anche perché dichiarando il rapporto di tipo contrattuale societario e non lavorativo, di fatto la Cassazione ha già stabilito che di rapporto diverso si tratta effettivamente, dunque l’esclusione dell’obbligo della doppia contribuzione, non potrebbe mai operare a meno di non dimostrare che si agisce solo come amministratori, totalmente scollegati da ogni rapporto lavorativo, come accade ad esempio per le società per azioni dove gli amministratori, proprio a ragione del loro specifico mandato societario, sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione alla gestione commercianti mentre rimangono obbligati, qualora privi di Cassa previdenziale, ad iscriversi alla gestione separata.

Si precisa infine che la Cassazione si può esprimere solo su questioni di legittimità e che le sue sentenze/ordinanze valgono solo e soltanto per le fattispecie per cui vengono emesse e non possono essere generalizzate in alcun modo.

FONTE: https://bit.ly/2B8PjEE

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