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Stipendio in ritardo e dimissioni: che può fare il lavoratore?

Stipendio in ritardo e dimissioni: che può fare il lavoratore?

Nel caso in cui il lavoratore sia costretto a dimettersi per colpa del datore di lavoro che non paga gli stipendi non può chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale.

Essere costretti a “licenziarsi” (o meglio, a dimettersi) per colpa del datore di lavoro che paga gli stipendi in ritardo consente al dipendente di chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale, trattandosi della lesione di un diritto – quello al lavoro – riconosciuto dalla nostra Costituzione. Così il lavoratore che dà le dimissioni per giusta causa ha diritto all’assegno di disoccupazione da parte dell’Inps (non essendo a lui addebitabile la volontà di risolvere il rapporto di lavoro) ed a chiedere gli eventuali arretrati non versati. Gli spetta anche il risarcimento del danno morale per essere rimasto – suo malgrado – senza lavoro. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Pagare tardi gli stipendi può essere mobbing? Secondo la Cassazione, in assenza di valide prove atte a dimostrare che tale inadempimento è una misura studiata dal datore al solo fine di umiliare il dipendente o liberarsi di lui costringendolo a dimettersi, non si può ritenere che il pagamento in ritardo dello stipendio possa considerarsi mobbing. Tuttavia detto comportamento può essere ritenuto causa delle dimissioni volontarie del dipendente. E il giustificato motivo che costringe il lavoratore a licenziarsi per via dei ritardi dell’azienda nel versare le retribuzioni è fonte di un risarcimento non patrimoniale liquidato in via equitativa.

Ma a quanto ammonta tale risarcimento, ossia il danno da liquidare al dipendente costretto a dimettersi per via dei pagamenti ritardati dello stipendio? Secondo la cassazione la valutazione può essere fatta in via equitativa e corrisponde al 10% delle retribuzioni mensili nette percepite in costanza di rapporto.

Oltre a ciò il dipendente dimessosi ha diritto a percepire l’indennità di disoccupazione con richiesta inoltrata all’Inps. La Naspi infatti spetta a chiunque perde il lavoro per causa a lui non imputabile.

[1] Cass. sent. n. 9873/17 del 19.04.2017.

FONTE: http://bit.ly/2owQJ2K

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