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Spetta il trasferimento per assistere un genitore disabile?

Il lavoratore che assiste un familiare con un handicap ha diritto ad essere trasferito anche se non convive con lui.

Buone notizie per i titolari della legge 104: non c’è bisogno di convivere con il familiare disabile per chiedere il trasferimento in un’altra città più vicina. Inoltre il diritto alla scelta del posto di lavoro spetta non solo al momento dell’assunzione ma anche successivamente, in corso di esecuzione del rapporto con l’azienda. È quanto chiarisce la Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo quando spetta il trasferimento per assistere un genitore disabile.

Posso chiedere l’avvicinamento se ho la 104?

Il dipendente titolare dei benefici della legge 104 può chiedere all’azienda il trasferimento, con avvicinamento al luogo di residenza del familiare disabile in qualsiasi momento. La scelta del posto di lavoro può essere esercitata anche in un momento successivo all’assunzione.

L’azienda non può negare tale diritto se, nel luogo indicato dal dipendente, ha una sede con posti vacanti. Solo se l’azienda motiva (e dimostra) le ragioni del diniego con straordinarie esigenze produttive, il lavoratore non potrà vedere riconosciuta la propria richiesta di avvicinamento.

Viceversa, se l’azienda non ha possibilità di provare le straordinarie ragioni produttive alla base del “no”, oppure se tali ragioni non sono straordinarie, allora il lavoratore può pretendere che la sua richiesta sia rispettata. Con le buone o con “le cattive” (ossia tramite il giudice).

Anche se non convivo con il disabile mi spetta l’avvicinamento?

Il lavoratore ha diritto a essere trasferito in un’altra città per assistere il familiare disabile anche se non convive con lui.

L’importante è che sussista il presupposto dell’assistenza continua della persona disabile; in tal caso spetta il diritto di scelta della sede da parte del lavoratore anche se il disabile convive già con un’altra persona.

In che momento posso chiedere l’avvicinamento?

La norma sul diritto di scelta della sede di lavoro del disabile in situazione di gravità deve interpretarsi nel senso che esso può essere esercitato non solo al momento dell’assunzione ma anche successivamente, quando la situazione di handicap sia preesistente, ma l’interessato intenda mutare la propria residenza. Quindi la richiesta di trasferimento con avvicinamento al domicilio del portatore di handicap può essere presentata in qualsiasi momento.

Cosa può fare l’azienda per negare il diritto al trasferimento?

Il datore di lavoro che nega l’avvicinamento richiesto dal dipendente deve provare le circostanze ostative al suo esercizio ossia la sussistenza di ragioni di natura organizzativa, tecnica o produttiva, che impediscono di accogliere la richiesta di un’assunzione, o anche di trasferimento, presso una sede di lavoro vicina al domicilio della persona disabile che si assiste.

Il lavoratore con la 104 può essere trasferito?

Poniamo ora l’ipotesi contraria, ossia quella del dipendente che voglia rimanere nella propria sede di lavoro, perché vicina al familiare disabile, ma l’azienda lo vuole trasferire. Ci siamo già occupati del tema nell’articolo Con la 104, il dipendente può essere trasferito? Secondo la Cassazione [2], il lavoratore titolare della “legge 104” non può mai essere trasferito in un’altra sede, salvo che il datore dimostri che l’assegnazione a un altro luogo è strettamente necessaria e dovuta ad esigenze indifferibili per l’organizzazione aziendale. Ciò vale anche quando l’invalidità del familiare “a carico” non è particolarmente grave.

note

[1] Cass. ord. n. 23857/17 dell’11.10.2017.

[2] Cass. sent. n. 25379/16 del 12.12.2016.

FONTE: http://bit.ly/2yFGS41

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