Approfondimenti, Domande & Risposte, Edicola News, Lavoro e Previdenza

Cassa integrazione ordinaria

Nei periodi di crisi economica oppure quando si verificano eventi che hanno un forte impatto sul tessuto economico e produttivo è molto frequente il ricorso delle imprese agli ammortizzatori sociali.

La tua attività lavorativa è stata sospesa o ridotta? Ti è stato comunicato che sei stato messo in cassa integrazione? Ti chiedi che cosa comporta essere in cassa integrazione? Vuoi sapere l’ammontare dello stipendio che riceverai durante il periodo della cassa integrazione?

Si tratta di un tema di cui si torna a parlare tutte quelle volte in cui il nostro sistema economico e produttivo incontra un momento di difficoltà. Stiamo parlando degli ammortizzatori sociali, ovvero, degli strumenti che lo Stato mette a disposizione delle imprese dei lavoratori per gestire le esigenze aziendali di ridurre o sospendere l’attività lavorativa dei dipendenti.

La prima domanda che si pone un lavoratore in cassa integrazione è a quanto ammonterà il suo stipendio durante il periodo di fruizione dell’ammortizzatore sociale. Infatti, il lavoratore subisce una riduzione delle ore di lavoro lavorate e, al fine di compensare il suo reddito ed integrare la retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione di orario, lo Stato eroga uno specifico trattamento di integrazione salariale detto cassa integrazione.

Ammortizzatori sociali: cosa sono?

L’economia di mercato, e il relativo fluttuare della domanda di beni e servizi, comporta frequenti oscillazioni nel business aziendale.

L’oscillazione della domanda di beni e servizi può essere determinata dal fisiologico mutare del mercato e delle preferenze dei consumatori. Oppure, in altri casi, può essere determinato da fattori esogeni come eventi imprevedibili, cambiamenti geo-politici, guerre, calamità, fenomeni atmosferici, provvedimenti restrittivi dell’autorità, emergenze sanitarie. Questi fattori possono, nell’immediato, determinare l’esigenza dell’impresa di sospendere del tutto, o quantomeno ridurre, l’attività lavorativa dei propri dipendenti, allineandola alle ridotte necessità produttive aziendali.

Il rischio, in casi come questi, è l’abbassamento dei livelli occupazionali e l’adozione, da parte del datore di lavoro, dei licenziamenti.

L’eventualità del licenziamento, nel nostro ordinamento, è considerata un’extrema ratio in quanto la cessazione del rapporto di lavoro porta sempre con sé importanti conseguenze sociali [1].

Per evitare che di fronte ad esigenze temporanee di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa dei dipendenti le imprese procedano al licenziamento del personale, lo Stato ha istituito gli ammortizzatori sociali. Si tratta di strumenti di integrazione del reddito dei lavoratori coinvolti nella riduzione o nella sospensione dell’attività di lavoro.

L’obiettivo generale dell’ammortizzatore sociale è quello di consentire all’impresa di superare la fase critica, adottando i correttivi del caso, senza che a pagarne il prezzo siano i lavoratori e il loro reddito.

Che cos’è la cassa integrazione?

La cassa integrazione guadagni è il principale ammortizzatore sociale. Al di là delle diverse tipologie di cassa integrazione, che andremo ad analizzare, il tratto comune è rappresentato dal fatto che quando un’azienda accede alla cassa integrazione può sospendere o ridurre, per un determinato periodo di tempo, l’attività lavorativa dei propri dipendenti.

In questo modo, l’azienda può tarare le ore di lavoro effettivamente lavorate dal personale alle mutate esigenze e risparmiare sul costo del lavoro.

Per evitare che la riduzione delle ore di lavoro prestate si traduca in una proporzionale riduzione del reddito percepito dal lavoratore, la cassa integrazione ha la specifica funzione di integrare il trattamento retributivo del lavoratore perso a causa della riduzione dell’attività lavorativa.

Al di là delle singole tipologie di cassa integrazione, in ogni caso, non tutti i lavoratori possono accedere alla cassa integrazione e i tempi di fruizione del trattamento di integrazione salariale sono limitati nel tempo.

Quali sono le tipologie di cassa integrazione?

Il sistema degli ammortizzatori sociali, in Italia, è caratterizzato dalla presenza di diverse tipologie di cassa integrazione [2].

Le principali sono:

  1. Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo): viene concessa direttamente dall’Inps;
  2. Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs): viene concessa dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con proprio decreto ministeriale e, successivamente, erogata dall’Inps;
  3. Fondo di integrazione salariale (Fis): eroga l’assegno di solidarietà e l’assegno ordinario, entrambi concessi dall’Inps;
  4. Fondi di solidarietà bilaterali: sono strumenti di integrazione salariale “privati” in quanto istituiti dalle parti sociali nella loro autonomia contrattuale.

Per ogni tipologia di cassa integrazione è previsto un diverso ambito di applicazione.

Quando un’azienda viene costituita, le viene affidata una matricola previdenziale da parte dell’Inps. In questo ambito, viene anche stabilito a quale tipologia di integrazione salariale l’impresa è assicurata.

Ciò determina due conseguenze:

  • innanzitutto, l’azienda dovrà versare a quella specifica tipologia di cassa integrazione alla quale è iscritta la contribuzione previdenziale relativa agli ammortizzatori sociali;
  • in secondo luogo, in caso di sopravvenuta esigenza di sospensione o riduzione dell’attività di lavoro, l’azienda, ricorrendone i relativi presupposti, dovrà richiedere la specifica tipologia di cassa integrazione alla quale è iscritta.

Per verificare qual è la propria gestione di riferimento è sufficiente accedere, nel portale Inps, al proprio cassetto previdenziale e verificare qual è la propria tipologia di cassa integrazione guadagni.

Cassa integrazione: a quanto ammonta lo stipendio?

La principale domanda che si pone un lavoratore quando viene messo in cassa integrazione è l’ammontare dello stipendio che andrà a percepire durante il periodo di riduzione o sospensione dell’attività di lavoro.

In linea generale, la cassa integrazione eroga al lavoratore la cui prestazione di lavoro sia stata ridotta o sospesa un trattamento di integrazione salariale pari al 80% della retribuzione persa a causa della sospensione o riduzione di orario, tra il limite delle zero ore e l’orario contrattuale di lavoro.

Esiste, tuttavia, un importo massimo mensile erogabile a titolo di trattamento di integrazione salariale. Detto importo, detto massimale, viene stabilito annualmente dall’Inps con una propria circolare e viene rivalutato annualmente, al fine di adeguarlo alla variazione dell’inflazione rilevata dall’Istat.

Per l’anno 2020 [3] gli importi massimi erogabili a titolo di cassa integrazione sono pari a:

  • euro 935,21 lordi, per chi perecepisce una retribuzione mensile lorda inferiore o uguale a 2.148,74 euro;
  • euro 1.124,04 lordi per chi perecepisce una retribuzione mensile lorda superiore a 2.148,74 euro.

I predetti importi sono già al netto della contribuzione previdenziale (5.84%) ma sono al lordo della tassazione (Irpef). Il netto in busta percepito dal dipendente è, dunque, inferiore in quanto va trattenuto l’importo da pagare come tassa sul reddito.

La presenza del massimale fa sì che, con riferimento ai lavoratori con un reddito medio-alto, l’ammontare del trattamento di integrazione salariale sia, in realtà, inferiore all’80% della retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione dell’orario di lavoro.

Chi paga la cassa integrazione?

Il lavoratore che viene messo in cassa integrazione ha interesse a sapere, oltre che l’ammontare dello stipendio che andrà a percepire durante il periodo di cassa, anche chi materialmente erogherà il pagamento.

Per ogni famiglia che vive del proprio stipendio, infatti, la tempestività del pagamento è particolarmente importante in quanto, una volta ricevuto lo stipendio, la famiglia deve provvedere a tutta una serie di pagamenti non rimandabili.

In linea generale, anche per evitare ritardi nel pagamento, si prevede che il trattamento di integrazione salariale debba essere anticipato dal datore di lavoro alle normali scadenze dei periodi di paga. Successivamente, il datore di lavoro recupera le somme anticipate per pagare la cassa integrazione ai dipendenti, portandole a conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’Inps

Vi è, tuttavia, la possibilità per il datore di lavoro, in presenza di comprovate e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, di chiedere all’Inps il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale. Il pagamento diretto viene disposto se vi sono evidenti problematiche relative alla liquidità. In questo ultimo caso, sarà direttamente l’Inps ad accreditare il trattamento di integrazione salariale sul conto corrente del lavoratore oppure attraverso le diverse modalità indicate dal lavoratore stesso.

Al fine di consentire all’Inps di elaborare mensilmente la cassa integrazione spettante al singolo dipendente e procedere al relativo accredito, il datore di lavoro dovrà trasmettere all’Inps un modulo (SR41) contenente tutti i dati che servono all’istituto per l’elaborazione del pagamento.

Cassa integrazione: a chi spetta?

Le singole tipologie di cassa integrazione hanno una disciplina specifica. Tuttavia, si può affermare che, in linea generale, la cassa integrazione spetta a tutti i lavoratori subordinati assunti con contratto di lavoro subordinato, sia a tempo determinato che a tempo indeterminato, con l’esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.

La cassa integrazione spetta anche agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Inoltre, è richiesto al lavoratore il possesso di un requisito minimo di anzianità. In particolare, per poter ottenere il trattamento di integrazione salariale, il lavoratore deve avere un’anzianità di effettivo servizio presso l’unità produttiva coinvolta nella sospensione o riduzione di orario di almeno 90 giorni da calcolarsi prendendo a riferimento la data di presentazione della domanda di trattamento di integrazione salariale.

note

[1] Artt. 1, 4, 35 Cost.

[2] D. Lgs. 148/2015.

[3] Inps, Circolare n. 20/2020.

 

FONTE: https://bit.ly/2XZV4AH

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...